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La "Pietra del Vituperio" di Pescocostanzo e il "Pilozzo" di Tagliacozzo

Nel largo avanti la chiesa, ai piedi della scalinata che conduce a S. Maria del Colle (l'antica Collegiata di Pescocostanzo)  è posta una pietra cilindrica  alta cm. 80 circa e di diametro di cm. 70. Si tratta della "Pietra del Vituperio", gogna per l'esposizione dei debitori insolventi al pubblico ludibrio, antica testimonianza del sistema creditizio - assistenziale instauratosi a Pescocostanzo, grazie all' intraprendenza dell'Università che portò alla  realizzazione di alcune importanti istituzioni: l'assistenza dei malati raccolti in un hospitale; la fondazione di un "Monte dei Pegni", funzionante in base a disposizioni stabilite in Capitoli (1614); una casa dei poveri,  chiamata "Casa della Communa" (1567). La pietra del vituperio probabilmente fu una istituzione d'iniziativa popolare.

La particolarità  di questa pietra di Pescocostanzo stava nel fatto che il debitore doveva denudarsi e sedersi sulla stessa e durante tutto il tempo veniva esposto alla berlina, beffeggiato, offeso, deriso dai presenti. Cosi facendo però veniva sollevato dai debiti, anche se da quel giorno  "perdeva la faccia" in quanto nessuno gli avrebbe più fatto credito. Affinità con la pietra del vituperio di Pescocostanzo aveva il "pilozzo" situato nella Piazza Obelisco a Tagliacozzo. Anche il "pilozzo", un sedile in pietra con un foro in mezzo, era una gogna sulla quale venivano fatti sedere i debitori insolventi, a calzoni calati.

Dopo l'esposizione e la dichiarazione di fallimento, il debitore veniva sciolto dai suoi obblighi ma anche in questo caso non avrebbe più ottenuto credito alcuno. Il pilozzo venne sostituito intorno al 1825 dalla fontana con obelisco. Tale pratica probabilmente aveva origini medievali ed era in uso  anche in altre città italiane. A Padova per esempio, nel settore nord-orientale del Palazzo della Ragione è ancora conservata la "Pietra del Vituperio" sulla quale a partire dal 1260 venivano fatti sedere i debitori insolventi, vestiti solo di camicia e mutande, obbligati a ripetere tre volte alla presenza di almeno 100 persone, l'impegno "cedo bonis" (rinuncio ai beni) prima di essere espulsi dalla città. Da questa usanza deriva l'espressione: "restar in braghe de tela"