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Rocca Pia

Piccolo centro situato lungo la strada (Statale 17- l'antica Via della Lana - poi Napoleonica)  che collega Sulmona (m. 405) con il Piano delle Cinquemiglia (m. 1250) e con la zona dell'Alto Sangro. Rocca Pia, chiamata già dal XII secolo "Valle Oscura", deve il suo nome attuale a re Vittorio Emanuele II: nel 1860, durante una sua visita di passaggio, fu pregato dagli abitanti di cambiare il nome così triste del loro paese. Il re decise di dedicarlo alla figlia Maria Pia e così, con un decreto del 1865, il nome fu definitivamente cambiato in Rocca Pia. A quota 1050 m. s.l.m., il paese ha mantenuto l'originario assetto urbanistico adattato alla situazione orografica, con case abbellite da loggiati ad arcate e munite di "vignale", una piccola scalinata esterna con pianerottolo coperto; la parte fortificata del paese viene ancora oggi denominata "Castelluccio" e si trova nella zona immediatamente sottostante la collina dove si trovano anche i resti del castello del XII-XIII secolo. Prossima agli impianti scioviari di Rivisondoli-Montepratello, in estate è luogo ideale per soggiorni tranquilli: dispone di ricettività alberghiera ed è punto di partenza per magnifiche escursioni verso la Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio e verso le vette e le località degli Altipiani Maggiori (Rivisondoli-Roccaraso-Pescocostanzo).

 

Provincia: L'Aquila

CAP: 67030

Prefisso: 0864

Altitudine: 1050

POSIZIONE GEOGRAFICA

41.9348589, 13.9773536

Si trova sul Piano delle Cinque Miglia a circa 1300 m. Fatta erigere da Carlo d'Angiò, presenta un bel portale e delle finestre di tipo tardo-gotico. All'interno, una statua in terracotta della Vergine risalente al XV secolo e affreschi del XVI secolo che rappresentano scene della vita di Cristo e della Madonna.

In this space (three floors of an old renovated building) has been set up the museum of peasant civilization. There are some testimonies (tools and objects) of the life and work of this small community, characterized in the past by a remarkable development of the armaments industry. At the beginning of the 1700s, in fact, there were about 35,000 sheep.

In questo spazio (tre piani di un vecchio palazzo ristrutturato) è stato allestito il museo della civiltà contadina. Vi sono esposte alcune testimonianze (utensili e oggetti) della vita e del lavoro di questa piccola comunità, caratterizzata in passato da un notevole sviluppo dell'industria armentizia. All'inizio del 1700 infatti, i capi di ovini erano circa 35.000.

Il Castello Cantelmo di Pettorano sul Gizio era uno dei presidi strategicamente più importanti della Valle Peligna, protagonista delle vicende degli Hohenstaufen, e certamente uno dei fortilizi più interessanti del territorio, anche fuori dai confini regionali.

La Chiesa di S. Dionisio fu ricostruita su un'altra più antica distrutta da un incendio nel 1674, poi rovinata nuovamente a causa del terremoto del 1706. Interessante una porta in pietra, traslata dal diruto Convento del Carmine, a blocchi bugnati con raffigurazioni di elementi naturali. Nella chiave di volta dell'arco c'è lo stemma comunale del 1842.

In the system of protected areas of the Abruzzo region, the Monte Genzana Alto Gizio Nature Reserve is of great importance as it is a connecting corridor for wildlife exchanges between the Abruzzo National Park and the Majella National Park. Established by Regional Law No.

Nel sistema delle aree protette della regione Abruzzo, la Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio ha grande importanza in quanto si pone come corridoio di collegamento per gli scambi faunistici tra il Parco Nazionale d'Abruzzo e il Parco Nazionale della Majella. Istituita con Legge Regionale n.

Chiamata con il nome della Santa protettrice, d? accesso alla strada che conduce all'omonima chiesa rurale. E' denominata anche Porta delle Frascare, in quanto veniva utilizzata dai taglialegna per i loro lavori.

Ubicata nei pressi dell'omonima chiesa, conserva ancora sulla sinistra una torretta di difesa. Al di sopra dell'arco ? possibile osservare un affresco del XVII secolo raffigurante Santa Margherita, patrona di Pettorano sul Gizio, che sorregge il paese con la mano sinistra.

E' la Porta che dava accesso ai mulini fatti costruire dai Cantelmo lungo il fiume Gizio.Era anche l'accesso che conduceva alla sottostante area della fonderia del rame. Da essa attualmente si accede al parco di archeologia industriale, zona suggestiva anche da un punto di vista naturalistico.

 La Chiesa di S.Margherita d'Antiochia è sita nell'ampia Valle di Frevana, presso una sorgente d'acqua che va ad arricchire il Gizio. La Chiesa fu fondata dall'antica castellana Margherita da Corbano, agli inizi del 1300 e fu più volte rimaneggiata a causa di alluvioni, l'ultima delle quali risale al 1835.