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crochi campo imperatore
crochi a Campo Imperatore

Non solo ciliegi: Hanami, l'arte struggente di contemplare i fiori

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Hanami è il termine giapponese che significa "osservare i fiori" , celebrare la bellezza delle fioriture primaverili ed in particolare quella dei fiori di ciliegio, i sakura.

I prati fioriti comunicano gioia, speranza, armonia, inducono alla resilienza, comunicano speranza e struggente commozione. 

Così, almeno una volta nella vita, occorre contemplare lo spettacolo dei crochi nel piccolo Tibet d'Abruzzo, le mille orchidee spontanee del Gran Sasso, le primule, le pulsatille alpine dai candidi fiori del Parco Nazionale d'Abruzzo, l'Anemone, la gialla Gagea, la Genziana, l'erodium, l'arnica montana, la Viola eugeniae dall'esile portamento esclusiva dell’Appennino centrale dai fiori gialli e violetti che copre con la sua tenacia i prati,  la Scarpetta di Venere, la Peonia spontanea, il Bucaneve, i nontiscordardimèdetti anche occhi della madonna, dal colore delicato.

” Così disse il figlio di Crono e afferrò tra le braccia la sposa: e sotto di loro la terra divina produsse tenera erba..., e loto rugiadoso e croco e giacinto, morbido e folto, che dalla terra di sotto era schermo: su questa si stesero, si coprirono di una nuvola bella, d’oro : gocciava rugiada lucente”. (Iliade - XIV, 346-351).

I versi raccontano del talamo di Giove e Giunone, cosparso di crochi, simboli della passione d'amore, dopo la loro unione sponsale.

La fioritura dei crochi a Campo Imperatore, uno dei luoghi più suggestivi dell’Appennino che ricorda la sconfinata pianura asiatica di Phari Dzong.

I fiori fanno capolino, dopo il riposo invernale, rompendo la coltre dell'ultima neve, timidamente con piccole macchie fiorite per poi esplodere a migliaia in enormi distese di lilla, viola, bianco, rosato. Bassi e grandi per resistere a vento e intemperie, forti e gentili come le genti d'Abruzzo.

Le gialle Gagee che fioriscono tra i crochi compongono tavolozze di colore indimenticabili soprattutto in marzo ed aprile quando il sole della primavera ne illumina le corolle.

Comune nelle montagne abruzzesi è la peonia che, per l’Hanakotoba,  il linguaggio dei fiori giapponese è la “Regina dei Fiori, di  buon auspicio, legato alla gioia e alla fertilità all’interno della vita matrimoniale.

Il suo nome sembra derivare dal mitologico guaritore Peone salvato da sicura morte e trasformato da Giove in un fiore. Sin dall’antichità era infatti usata per profumi o sostanze medicamentose, contro l’epilessia, la follia, l’insonnia.

La Paeonia officinalis , specie protetta in tutta Europa, è chiamata anche “rosa senza spina”, conosciuta comunemente come peonia selvatica e più diffusa in Abruzzo, più rara è la peonia pellegrina segnalala solo nelle forre umide della Valle dell’Orfento, sulla Majella.

Tra i tanti luoghi dove poterle incontrare è consigliabile una piacevole escursione in famiglia a Monte Rotondo, la vetta dalle forme tondeggianti, in posizione panoramica tra i Piani di Pezza, Campo Felice e l’Altipiano delle Rocche, percorribile senza difficoltà anche in famiglia.

La Primavera copre di splendide orchidee spontanee i boschi del Parco Naturale Regionale Sirente Velino. Alcune comuni altre piuttosto rare, vivono aggrappate al terreno con piccole radici e possono raggiungere gli ottanta centimetri di altezza.

Secondo la leggenda le belle orchidee nacquero dalle belle membra di Orchis, figlio di un satiro e di una ninfa, che gli dei trasformarono in una meravigliosa orchidea per nasconderlo agli occhi delle spietate Moire che dovevano punirlo, per ordine di Dionisio, per aver tentato di sedurre la sua sacerdotessa.

L’ Orchidea Sambucina gialla o rosa ha un profumo inconfondibile simile a quello del sambuco ed è diffusa nei prati e nelle rocce del Sirente fino a 2000 m.di altitudine, l’ Orchidea maggiore rosa e bianca a  primavera fiorisce nei pascoli, nelle macchie di fondovalle nelle radure dei boschi, fino a 1300 m di altitudine, l’Orchidea piramidale, rosa o viola, è più rara e fiorisce dall’inizio alla fine della primavera su prati e pascoli fino a 1200 m di altitudine, l’Orchidea screziata, molto diffusa, ha un colore rosa porpora e fiorisce da fine aprile a metà giugno cresce in prati aridi, radure e cespuglieti fino a 1200 m di altitudine, l’Orchidea spitzelii, abbastanza rara, dai fiori rossi fiorisce fino a 2000 m di altitudine, all’interno degli arbusti di ginepro nano, l’ Orchidea pallida ha i fiori gialli nel sottobosco, nei pascoli e nelle radure fino a 2000 m. di altitudine, l’ Orchidea delle zanzare o Manina rosea, dai fiori rosa, violetti, lilla vive fino a 1400 m. di altitudine, l’Orchidea ustulata ha colori rosso-nerastri e roseo-viola fiorisce sui pascoli e cespuglietti fino a 1500 m. , l’Ofride verde-bruna ha i fiori bruno-rossiccio e fiorisce nei prati aridi fino 1300 m di altitudine, l’ Ofride di Bertoloni bruna con striature viola fiorisce su terreni sassosi e prati aridi fino a 1000 m. di altitudine.

Recentemente è ricomparsa nella Riserva Monte Genzana e Alto Gizio la Ghost Orchid, nome in lingua inglese dell'Epipogium aphyllum, una piccola rarissima orchideaspecie protetta tutelata dalla Convenzione di Washington. Il  suo nome deriva dal greco ""senza foglie" per la caratteristica del fusto, può scomparire per anni o anche decenni ed è considerata rarissima. 

Tutte le specie sono protette, è vietato non solo raccogliere i fiori, ma anche le capsule contenenti i semi al termine della fioritura e i bulbi sotterranei.

Nel Vastese, lungo la Valle del Trigno  e sull'Altopiano delle Rocche nell'aquilano, la specie presente è soprattutto quella del Narciso tazzetta (Narcissus tazetta). Ogni anno a Rocca di Mezzo, si svolge la "Festa del Narciso", per festeggiare l'arrivo della bella stagione; le ragazze si dedicano alla raccolta dei fiori che poi decoreranno i carri allegorici.

Il termine "narciso" deriva dal greco narkao= stordire, paralizzare, proprio perchè il suo profumo è cosi forte da inebriare. Il suo inconfondibile profumo annuncia nei campi e nei prati  l'arrivo della stagione più dolce celebrando la rinascita e il risveglio.

Il mito di Narciso è narrato da Ovidio nel terzo libro delle sue Metamorfosi. Narciso era un giovane di una straordinaria bellezza, ma non permetteva a nessuno di amarlo, finchè, per punirlo, la Dea Nemesi lo indusse a specchiarsi nel fiume. Narciso si innamorò di se stesso e fu consumato dal suo amore .. e scomparve trasformato in un fiore.

Regalare un narciso ("cipulline" in dialetto abruzzese) è un invito ad essere più altruisti e amorevoli con il prossimo.

L. Toppeta 11-03-2021

foto di Roberto Rinaldi. ASA