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adorazione dei magi oratorio di san pellegrino caporciano

Il "tizzone delle tre Vigilie", le "cantate" e i riti magici dell'Epifania abruzzese

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Canti e serenate accompagnati da ciaramelle, zampogne, fregavente, 'ddu bbotte, raganelle, mascrille, si odono a tarda sera nella vigilia della Pasquetta o Bbuffanija o Puffanìja o Bboffa.

Le cantate di circostanza, sebbene ogni comune abbia varianti, somigliano molto per metrica e per contenuto. Tra le più brevi la cantata di Campli che così recita:

Nu' menéme quésta sére

Che é nnùvele poche vere

E dduman è la è la Pasquétte,

Che ssia sèmbre bbenedétte.

La Pasquétte, che vvol dire?

el Signore nei parire

'Na parole li tré rre mmagge,

Chi  ttré ggénde, chi ttandc bbagge

Corre l'angele fratangele

Li sendève tra son' e ccande :

Pace, pace, ne cchiu gguérre

Ca e nnate Ddije 'n dèrre

Ca è niiate 'n Gerusalemme:

S'apre Ili ciie, se chiute lu 'mbèrne.

O glòrii da lu cil' e Ppasqua sande,

Chèst' è la primi Pasque che Dije ci manne

Su "m baradise ci sta li carte scritte:

Chèst' è la prima Pasque, che cci manne Jusi Criste,

 Su 'm baradise ci sta li carte nove : 

Chèst' è la prima Pasque, che cci manne lu Signore.

A Castiglione a Casauria è tradizione praticare il digiuno indicato come il trapasso della Pasquetta dalla sera della vigilia alla sera dell'Epifania che purifica gli animi e li tiene lontani dalle tentazioni. A Torricella Peligna il digiuno ha inizio 48 ore prima.

A Popoli,  i ragazzi chiamano  dalla finestra, con quanto fiato hanno in gola, una persona qualunque. Quanto lontano arriva la voce, tanto lontana, in punto di morte, sarà la tentazione.

A Vasto la mattina dell' Epifania, si getta dalla finestra il tizzone delle tre vigilie. Si mette ad ardere una léna della vigilia di Natale che dopo consumata in parte, si smorza per poi riaccenderla la vigilia di Capodanno e, fattane consumare un'altra parte, di nuovo smorzata per l'ultimo utilizzo nella vigilia dell'Epifania. Al mattino si scaglia il tizzone il più lontano possibile così recitando: "Tanto lontano va questo tizzone, tanto lontano stia da me la Tentazione".

A Campli, Teramo, Atri, Ortona, Castiglione a Casauria dalle foglie del ramo di olive portato a casa con l'acqua nova attinta a Capodanno si ottengono presagi intorno alla vita. Come nella sera della vigilia di Capo danno, se ne mette una allla volta sul  piano rovente del focolare, e se ne osservano i movimenti. 

Ad Ari le ragazze che vogliono sapere dalla foglia quale sarà il loro destino nell'anno mettono la foglia sul focolare e così recitano: "Pasqua Bbufanije, che vvi 'na vota l'anne, Dimme che ssort' àjj' a 've' oggi a II' anne". Se la foglia brucia quietamente, il presagio è favorevole, se cigola, saltella o volteggia, è male per loro 

A Torricella Peligna nelle quattro sere che precedono l' Epifania, le ragazze, prima di coricarsi, inginocchiate dicono:

Pasqua "Pefanij' e Ppasqua Bbuffate, mànneme 'n zonne quille che Ddì m' a destenate. Se è destinato che nell'anno vadano a nozze, lo sposo andrà loro in sogno.

A Rivisondoli verso l'ora di vespro, una giovanetta che desidera sapere la sua sorte nell'anno, getta un tozzo al primo cane che passi innanzi alla sua casa. Dove il cane andrà a mangiare quel pane, là, o in quei pressi, abita il giovane che durante l'anno andrà a chiederla in moglie. Fatta notte, le ragazze, in due o in tre, vanno a zonzo pel paese e ciascuna , passando innanzi agli usci di via, cerca di pigliare a volo qualche frase dei discorsi, che si fanno in tre case, dove sono giovani badando se si parli di campi, di gregge, di mestieri o di commercio. La sorte della giovane è senz'altro indicata  dal soggetto di uno de' tre discorsi. Se parlava di di lavori campestri, di scarpe, di vino, lo sposo non potrà essere se non un contadino o un calzolaio o un oste.

A Roccaraso, Rivisondoli e Ortona nella notte le ragazze da marito mettono sotto il guanciale tre fave: una col guscio, una  senza, e l'altra con mezzo. A qualunque ora si sveglino prendono a caso, senza vedere, una delle tre fave. Se  prendono quella col guscio, lo sposo sarà ricco; se quella senza guscio, sarà povero; se la mezzo sgusciata, lo sposo sarà di mediocre fortuna.

A Vasto, nella mattina dell'Epifania, i sagrestani vanno per e case dispensando l' acqua de la Bbòffe , ed hanno mance. Quell'acqua, chi la conserva per devozione e chi la sparge per tutta la casa, onde tener lontane le streghe.

A San Pelino ed Avezzano gli sposi si scambiano doni. A Scanno la Befana si attende con l'antica tradizione popolare de "Le Chezette",  sorta di canto che gruppi di giovani del paese, vestiti con le caratteristiche cappe, ovvero tabarri in panno nero e alamari d'argento, intonano sotto le finestre delle ragazze del posto o a chiunque ne faccia esplicita richiesta. Scopo principale del loro impegno è quello di ottenere in cambio la promessa di abbondanti e succulenti cibarie. E così, la sera del 5 gennaio, i giovani attivi si muniscono di strumenti musicali per queste speciali serenate che, secondo la tradizione sono 5 serenate: quella di Sant'Eustachio, quella dei Fiori, la   "spartenza" quando gli uomini partivano in viaggio per il tratturo, la serenata delle Chezette e la serenata Penesella che si cantava sotto la finestra dei futuri sposi. La comitiva di giovani canta il ritornello tipico "Addumane è la Pasquetta / t'appenneme la chezetta! / Nen ce mette cherrevòne, / ma soltante cose bbone!", ossia chiedono elargizioni di cibo e qualche bicchiere di vino. Il giorno dopo, poi, i cantori vanno a raccogliere i frutti di tanta semina presso le abitazioni delle ragazze cui era stata fatta la serenata e, nel giro di qualche giorno, si va tutti insieme a mangiare.

A Palmoli la sera del 5 si intona il canto della "Pasquetta". La sera della vigilia, gruppi di paesani, girano per le abitazioni dei conoscenti suonando e cantando la "Pasquetta", consistente in strofe beneauguranti la nuova annata e ricevendo in cambio un rinfresco ed offerte varie. Recentemente, la compagnia formata dai più giovani usa travestirsi come i biblici "magi".

La "Pasquetta del bambino"  o "Festa del Santo Bambino" viene celebrata a Lama dei Peligni durante la serata dell’Epifania:  gruppi di cantori girano per il paese, augurando la buona annata con la "Pasquetta" mentre, il resto degli abitanti si dirige nella Chiesa dei Santi Nicola e Clemente per salutare e baciare il bambinello neonato, una reliquia in cera proveniente da Gerusalemme. Secondo gli atti della diocesi di Chieti  nel 1760 il  francescano Pietro Silvestri tornato dalla Palestina, portò a Lama una statuetta in cera rappresentante Gesù Bambino con le braccia avvolte attorno al corpicino, le labbra chiuse, gli occhi neri aperti, mentre la leggenda narra che fosse stata realizzata solo la testa del Bambino e che fosse scampata miracolosamente al naufragio durante le tempeste per il viaggio via mare, che appena arrivata in paese, le campane delle chiese iniziassero a suonare da sole, che le beste, i buoi, gli asini, si inginocchiassero davanti al suo passaggio, numerose le testimonianze di guarigioni ed eventi miracolosi.

A Lanciano ad ora più o meno tarda della sera, se léve lu  Bbambine da lu  Presèpie (lu Presséquie). La funzione, con invito di parenti e di amici nelle case dei benestanti è sempre solenne e finisce col sermonetto recitato da un bambino in costume da prete, col bacio del Bambino, e con la solita condivisione di dolci tipici mentre alle finestre, con spari di castagnole e fuochi di bengala, i ragazzi annunziano al pubblico l'avvenimento.

Nella Pasqua di Epifania, i morti tornano ciascuno al proprio luogo di penitenza, da dove uscirono il 2 novembre nel giorno dedicato ai Defunti perchè è ora che il Sole vittorioso ricominci la sua corsa trionfale.

L. Toppeta 03-01-2022

Immagine: Adorazione dei Magi, 1263, Oratorio di San Pellegrino, Caporciano (Aq), identificati dai nomi dipinti sul fondo ocra, porgono oro, incenso e mirra a Gesù Bambino.

Liberamente tratto da Curiosità popolari tradizionali di Giuseppe Pitrè, Credenze, usi e costumi abruzzesi di Gennaro Finamore​