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borgo di acquabella

Quei ciottoli che profumano d'arancio: il borgo marinaro di Acquabella

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"Il paesaggio sensibile è quello dell'esperienza individuale, che crea benessere attraverso la percezione soggettiva... l'"inscape", il paesaggio interiore dell'individuo è strettamente legato a quello esteriore della collettività"

Si affacciano sul mare, inebriando di profumi l'incantevole Costa dei Trabocchi, le fronde della più antica varietà di arance abruzzesi, le "portuhalle", in dialetto locale. Il termine con cui sono chiamate le arance in Abruzzo deriva dalla lingua dei profughi sefarditi ebrei di origine iberica che colonizzarono questi luoghi portandovi la coltura dell’arancio. La presenza del mandarino e del limone, invece, viene fatta risalire all’inizio del secolo scorso. Il portogallo è l'arancio autoctono, il cedrangolo è l' arancio amaro,  da cui si estrae l'olio di bigarade che favorisce la digestione. Dell'arancio amaro vengono utilizzate le foglie per oli essenziali, la polpa  per marmellate, la buccia per gli infusi. Fu d'Annunzio, che qui visse  nel 1889, a dare impluso alla produzione del liquore tipico abruzzese: l'Aurum, distillato dagli agrumi coltivati a ridosso del mare tra San Vito marina e Fossacesia, oggi riscoperto e recuperato da giovani imprenditori del consorzio per gli agrumi, ottimo da bere e utilizzato per ricette gourmet in cucina e in pasticceria. Tra l’800 e il 900, il commercio degli agrumi era fiorente e fondamentale per l’economia locale, la frutta partiva dalla stazione ferroviaria di San Vito per il Nord Europa e il Nord America, ed enormi quantitativi venivano commercializzati anche sui frequentatissimi mercati di Lanciano. Le superfici a coltura erano consistenti e per questo i proprietari dei giardini venivano considerati benestanti. 

La Riserva Naturale Punta dell’Acquabella, istituita nel 2007, si estende per circa 28 ettari, tra il Porto di Ortona e San Vito Chietino, caratterizzata dagli agrumeti, dagli orti a mare e dalle vigne e ricchissima dal punto di vista della biodiversità, deve il suo nome alle acque particolarmente limpide alimentate dalla sorgente a sud di Ortona, provenienti dalla Maiella orientale, conserva un patrimonio del c.d. "paesaggio sensibile": l'antico borgo marinaro di Acquabella, abitato fino agli anni settanta, a San Donato di Ortona, in contrada Moro.  Attraverso sentieri di ciottoli di mare e di fiume il borgo si collegava alla costa, scenario dei primi scatti fotografici di Francesco Paolo Michetti che qui conduceva le sue modelle. Un ponticello divide il piccolo agglomerato di casette e la piazzetta dal mare.

Il borgo di Acquabella, antico insediamento romano e bizantino, nel 1750 vide l'arrivo di profughi sefarditi. Privi della cultura del mare costruirono i primi trabocchi per utilizzarli per la pesca. Il borgo accolse nel tempo numerosi nuclei familiari che vivevano di varie attività. Si può dire che ogni capofamiglia fosse al contempo cacciatore-contadino-falegname-pescatore. Fu rifugio nel primi anni del Settecento di pirati e corsari turchi

Diverse associazioni concorrono nel perorare azioni per la conservazione, la tutela e il restauro conservativo del borgo, dove sono presenti resti di abitato d’epoca romana e altomedievale e di un santuario antico oltre a materiali di notevole pregio al tempo della costruzione della vecchia ferrovia.

Dal 2019 vengono organizzati eventi per promuovere e tutelare il borgo marinaro come l’ "Acquabella Festival”, con esposizioni, dibattiti e convegni. Sempre nel 2019 è stato organizzato il convegno  “Gli uomini della terra e del mare, dalla salvaguardia all’avanguardia. Il Borgo Acquabella, un simbolo da difendere per il futuro”  nell’ambito del progetto FSE-PON 2014/2020 “Educazione al patrimonio culturale, paesaggistico ed artistico”, selezionato dal MIUR. 

L.Toppeta 22-02-2021

ph: AdeniaVerì, CC BY-SA 4.0 

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