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Stretto al mio seno: l'iperdulia lungo le vie dei tratturi

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Questo piano è chiamato dalla gente il Mare Secco: i venti soffiano da un  lato  all’altro ed  alzano  la  neve  facendola  turbinare  in  grandi  vortici.

Il piano è in balia della neve, dei venti, dei lupi, dei predatori e degli spiriti del male. Nel febbraio del 1528 perirono qui trecento fanti della Santissima Lega Veneta contro Carlo  V;  nel  marzo  del  1529  vi  persero  la  vita  cinquecento  tedeschi,  soldati  del  principe  d’Orange,  in  marcia verso L’Aquila.  La configurazione fisica del posto spiega come mai esso sia particolarmente pericoloso. Non  c’è  luce  ed  il  turbinio  impetuoso  dei  venti  oscura  e  nasconde  tutto. Ci furono, per lungo  tempo,  quattro  villaggi  le  cui  tracce  esistono  ancora.  Nei  disordini  che  scoppiarono  durante  il  regno della regina Giovanna, questi villaggi vennero continuamente assaliti ed allora i Cantelmi, signori di  Pettorano,  costrinsero  gli  abitanti  ad  unirsi  e  ad  emigrare.  In  questo  modo  fu  fondata  Rocca  Valle Scura Quando la luce del giorno costituisce un dono del cielo, raro e di breve durata, le montagne si alzano a picco su entrambi i lati ed è davvero angusto il varco attraverso il quale c’è la fugace e magnifica apparizione della valle del Gizio e della lontana cima del Monte Corno. Il villaggio, con i suoi abitanti, è allegro, impavido e di un ottimismo fuori luogo. Per secoli ha avuto il nome di Rocca Valle Scura, ma nel 1815 decise che non si sarebbe più chiamato così ed avrebbe preso il nome di Rocca Letizia, ossia la Rocca della Gioia. (Anne Macdonell, Negli Abruzzi, 1907)

Così Anne Macdonell, scrittrice inglese, autrice del libro  “Negli Abruzzi” descrive l'Altopiano delle Cinque Miglia e il borgo di Rocca Pia. Durante il suo soggiorno in Abruzzo la Macdonnel si incontra con la pittrice americana Amy Atkinson, assai attiva a Londra alla fine del 800, alla quale si devono i 12 bellissimi acquerelli che riproducono paesaggi abruzzesi e corredano il testo della Macdonnel.

L'Altopiano delle Cinque Miglia è il più vasto degli altipiani abruzzesi, percorso da una delle più belle strade d'Abruzzo, in uno scenario incontaminato tra boschi, radure e ampi pascoli. Terra di stazzi e fontanili, la piana era popolata da decine di migliaia di pecore dei pastori di Rocca Pia che a settembre percorrevano i tratturelli che conducevano alla via madre del Regio Tratturo Celano Foggia per tornare in primavera e ritrovarsi in estate per festeggiare celebrando la Vergine protettrice.  Attraversato dall'antica via degli Abruzzi (oggi Strada Statale 17) principale arteria di transito che collegava le principali città del nord con il meridione d'Italia, percorso nell’autunno del 1860 dalla delegazione di Re Vittorio Emanuele II diretta a Teano per incontrare Garibaldi e raggiungere poi Napoli, l'Altopiano delle Cinque Miglia rappresenta un'area di grande valenza naturalistica e paesaggistica nella parte più meridionale della provincia aquilana, che greggi e mandrie hanno percorso per secoli. In inverno raggiunge temperature rigidissime fino a 30 gradi sotto lo zero che lo hanno reso noto con l'appellativo di "Siberia del Mediterraneo". Il comprensorio sciistico dell'Alto Sangro con Roccaraso-Rivisondoli, tra i più grandi e importanti dell'Italia centro-meridionale e i borghi di Rocca Pia, Rivisondoli e Pescocostanzo nelle sue vicinanze, rendono l'altopiano una meta frequentata in tutte le stagioni.

All'inizio del Piano delle Cinque Miglia, percorrendo il tratturo che sale da Pettorano e Rocca Pia, in direzione Monte Pratello, superato il Colle del Casale, compaiono inattese l’abside e il campanile della Chiesa della Madonna del Casale o Santa Maria del Carmine, nascosta sul fianco di una collina, a raccontare storie di timore e di fede, sentimenti popolari fondanti delle chiese tratturali in terra d'Abruzzo come, tra le più note, Santa Maria di Roncisvalle e l'Abbazia morronese a Sulmona, Santa Maria dei Cintorelli a Caporciano,  Santa Maria della Portella a Rivisondoli, San Paolo in Peltuinum a Prata d'Ansidonia, San Nicola a Pettorano sul Gizio.

La chiesa della Madonna del Casale o di S. Maria del Carmine si trova in una località denominata Colleguidone, nel territorio di Rocca Pia (Aq), in una posizione "nascosta" che ne accresce il fascino. Le origini della chiesa di S. Maria non sono molto chiare, gli elementi decorativi e architettonici rimandano al Trecento, ma la sua fondazione è probabilmente molto più antica, legata alle vicende dei villaggi che un tempo sorgevano nell'altipiano: Roccaduno, Casale S. Nicola e Casal Guidone, sorti probabilmente in età normanna, dei quali non è visibile più alcuna traccia, ma il nome Colleguidone è rimasto ad indicare la località dove appunto si erge la chiesa. 

La chiesa, ultima testimonianza di una piccola comunità che ha abitato queste terre, per poi trasferirsi, forse agli inizi del Quattrocento, nel paese di Rocca Pia, è stata, per secoli, un sicuro riparo per i pastori, soldati e viandanti che affrontavano l'avventurosa traversata dell'altipiano delle Cinque Miglia.

Realizzata in pietra locale, la chiesa apre i suoi luoghi lungo il fianco, attraverso il portale trecentesco che ricade su due edicolette sorrette da colonnine con capitelli decorati a foglie di acanto.

Lungo le pareti della chiesa sono ancora leggibili i graffiti lasciati dai viandanti in cerca di riparo. L'iscrizione più antica che vi si legge data 1675, mentre gli ultimi graffiti furono scalfiti nella notte tra il 15 e il 16 febbraio del 1863 dai soldati piemontesi, che qui ripararono durante una tempesta di neve.

Del decoro ad affresco che ornava la lunetta non rimane più nulla, mentre ben conservato è il rilievo raffigurante l'Agnello Crocifero posto al centro dell'architrave. Accanto al portale si innalza la massiccia mole del campanile che ricorda più una torre di difesa e di avvistamento.  

Nell'abside degli affreschi raffiguranti scene della vita della Madonna e di Cristo e un'imponente Annunciazione: Maria è raffigurata seduta accanto ad una scrivania insieme ad una colomba bianca, simbolo del divino concepimento; dall'altro lato vi è l'Angelo con in mano il giglio, simbolo della purezza, in un abito caratterizzato da grandi e rigide maniche a sbuffo.

Singolare l'assenza di episodi importanti come la Natività o la Crocifissione, ed invece la presenza di un episodio secondario quale la Visitazione di Maria ad Elisabetta, scelta che sembrerebbe confermare l'ipotesi secondo cui la chiesa era dedicata in origine proprio alla Visitazione. Scene singole sono rappresentate da Cristo nel sepolcro,  disposto dietro la mensa, ricordano  il sacrificio rinnovato nell'Eucaristia. Particolarmente venerato è l'affresco dalla Madonna della Neve. Gli affreschi sono probabilmente ad opera di un artista locale, operante nel XVI secolo. La chiesa conserva anche una copia della pregevole opera in terracotta del Cinquecento raffigurante una Madonna con il Bambino. L'originale si trova attualmente presso la parrocchiale di S. Maria Maggiore a Rocca Pia. 

Le chiese tratturali rappresentano delle pietre miliari lungo sette secoli di storia economica e sociale dei territori dell’Appennino, rifugio e conforto per i viandanti, pastori e per le loro donne che restavano ad accudire il nido domestico, luoghi sacri dove trovare il conforto che solo l'abbraccio di una Madre poteva dare e nei quali l'iperdulia, il culto riservato alla Vergine Maria attraverso riti e orazioni e suppliche, rappresentava ineludibile premessa alla partenza e devoto ringraziamento per il ritorno. 

L. Toppeta 15-04-2021