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Parco archeologico sommerso di Vasto
Parco archeologico sommerso di Vasto
Parco archeologico sommerso di Vasto
Parco archeologico sommerso di Vasto
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Parco archeologico sommerso di Vasto
Parco archeologico sommerso di Vasto
Parco archeologico sommerso di Vasto
Parco archeologico sommerso di Vasto

Nel blu profondo: Il Parco archeologico sommerso di Vasto Marina

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"l’armonia di un mondo sublimato da colori che nessuna tavolozza saprebbe descrivere" (A. Falco, subacqueo, ricercatore)

L'antica Histonium, una delle principali città frentane, sorgeva sullo stesso sito dell'odierna Vasto. Il suo territorio iniziava a sud del porto di Ostia Aterni (Pescara) e si estendeva fino al Fortore. La leggenda ne attribuisce la fondazione a Diomede, dopo la distruzione di Troia.  Al pari di molte altre città italiche romanizzate, dopo la guerra sociale, fu municipio romano iscritto alla tribù Arnensis.

Tra i culti sono testimoniati quelli di Ercole, di Cerere, del Sole, di Giove Dolicheno. La città antica è corrispondente alla città vecchia, che ne ha conservato la pianta almeno in parte. Restano le vestigia del teatro e dell'anfiteatro, delle terme, di vari acquedotti, di serbatoi idrici, di mura civiche reticolate, di pregiati pavimenti, di statue, di colonnati di granito orientale, di templi, ecc.

Il teatro sorgeva fuori del perimetro urbano. In contrada "Incoronata" è venuta alla luce una necropoli molto interessante. La zona settentrionale della città attuale, vale a dire il centro storico, ricalca  l'antico impianto urbanistico romano. In quest'area ubicata sulla collina prospiciente il mare si innalzavano i templi e il Campidoglio. Nella città moderna si trovano i resti della remota città romana in gran parte riutilizzati sia nelle chiese (Madonna delle Grazie, San Pietro, piazza del Popolo), sia nelle strade e nelle piazze cittadine (Ospedale, Tagliamento, Sant'Antonio, piazza Dante Gabriele Rossetti).

Il materiale archeologico, proveniente dalla città e dai dintorni, e in particolare la ricca collezione epigrafica, sono esposti nel Museo Civico. Di rilievo sono due lastrine bronzee con iscrizioni osche, che testimoniano l'esistenza dell'abitato in età preromana. Il monumento più importante è però il grandioso sarcofago dove erano sepolti P. Pacuvio Sceva e la moglie Flavia. All'interno del sarcofago, sui lati rispettivi, sono incise le iscrizioni che si riferiscono ai due defunti. In quella di Sceva è riportata la brillante carriera del personaggio. Il sarcofago appartiene ad un raro tipo di età augustea, utilizzato da personaggi che preferivano l'inumazione in un periodo di quasi universale diffusione della cremazione.

Nel 1888 fu rinvenuta, presso la chiesa di Santa Maria della Penna in località Punta Penna, una lastra di rivestimento in terracotta appartenente ad un edificio templare, oggi conservata presso il Museo Civico Archeologico di Vasto.  Il motivo principale consiste in due teste contornate da elementi vegetali: in quella di sinistra appare riconoscibile Ercole con la clava sulla destra, l'altra con volto largo e piatto e capelli a fiamma, sembra attribuibile ad una figura femminile inquadrate da una cornice di motivi vegetali, con grossi fiori a forma di campanula. Analoghe serie sono attestate  in Abruzzo a Schiavi.

Nella seconda metà del XVI secolo sul pianoro intorno a Santa Maria della Penna erano visibili fra gli altri i resti di due templi e di un teatro, il che potrebbe ricollegare il contesto al noto complesso di Pietrabbondante, e ancora oggi sono visibili i resti di un abitato e forse dello stesso luogo di culto, databili fra IV-III e I secolo a.C.

Dalle terme proviene il mosaico raffigurante Nettuno: il mosaico è dimensioni eccezionali (13.50 x 12.60 m, totale di 170.1 mq), uno dei più estesi mosaici mai rinvenuti lungo l'intera costa dell'Italia adriatica con una decorazione molto articolata, basata su un raffinato intreccio di elementi vegetali stilizzati all'interno del quale campeggia la possente figura del Nettuno con il tridente e quattro Nereidi, due in sella a cavalli, una ad un drago, e una ad un cavallo marino.  La grande maestria  nella realizzazione dei particolari anatomici delle figure con "macchie", di tessere bianche su sfondo scuro sembra confermare la presenza nella Histonium della prima metà del II secolo d.C. di raffinate maestranze, in possesso di grande abilità e capacità tecnica.

Importanti presenze archeologiche dell'antica città come muri, absidi, colonne e resti di edifici attendono i sub nel piccolo paradiso del Parco archeologico sommerso nel tratto di costa vastese compreso tra il Monumento alla Bagnante e il trabocco “Concarerella”, centro portuale dell'antica Histonium.

Lo storico Luigi Marchesani riferisce che i resti murari attualmente sommersi riemersero nel 1816 e che furono quindi visti dai Vastesi quando le acque del mare si ritirarono a causa dell’innalzamento del fondale, avvenuto in coincidenza di un’enorme frana che sconvolse il settore orientale del promontorio su cui sorge Vasto. Nel 2014 è stato pubblicato per la prima volta un saggio che documenta ed inquadra storicamente l’esistenza del centro portuale. 

Suggestive immersioni per contemplare i resti archeologici sommersi, che si trovano a una profondità massima di un paio di metri, sono possibili grazie alla sezione di Italia Nostra del Vastese che continua la ricerca scientifica sul sito ed organizza escursioni guidate assieme col Consorzio “Vivere Vasto Marina” .

Contatti: 3483576711 - vasto@italianostra.org

L. Toppeta 30-04-2021
immagini: 
1 - escursione pubblica tra i resti del Parco Archeologico Sommerso di Vasto Marina
2 - Grande frammento di muratura in opera reticolata. Il paramento del muro, che in origine doveva essere rivestito da intonaco, è costruito con pietre lavorate a forma di tronco di piramide con la base quadrata a vista.
3 - Muratura in opera laterizia. Il paramento del muro è costruito da mattoni di terracotta di forma triangolare, le cui punte sono rivolte all'interno del muro stesso.
4-Frammenti di una colonna, realizzata con elementi in laterizio legati da malta, adagiati sul fondale sabbioso che viene spesso modificato dalle correnti marine, coprendo o scoprendo i resti murari.
5-Visto da lontano, o con poca attenzione, questo potrebbe sembrare un grande scoglio. In realtà è un frammento di notevoli dimensioni di una possente muratura: sono visibili i mattoni del paramento e l'opera cementizia che costituisce l'interno del muro. Si presenta ruotato di 90° rispetto alla sua posizione originaria.
6 -Nicchie in opera laterizia
7- Muratura in opera reticolata
8- Veduta aerea dell’area archeologica
9- Pannello informativo del Parco Archeologico Sommerso di Vasto Marina