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Fico Secco Reale di Atessa (Presidio Slow Food)

Il prodotto: Il fico reale (caracino di Atessa) è celebre per bontà e lunga conservazione. E' una varietà molto apprezzata, ideale per l’essiccazione.

Come si prepara: tra metà agosto e fine settembre i fichi vengono raccolti a mano uno ad uno e posti negli essiccatoi, fatti di piccole canne legate tra loro. Vengono essiccati interi o incisi a metà, poi arricchiti con un gheriglio di noce e infornati finché non assumono un colore caramello. Ancora caldi, vengono ricomposti e messi a riposo, con foglie di alloro, in un luogo buio e asciutto.

Dove si produce: fino ad alcuni decenni fa Atessa (Ch) poteva vantare una vasta produzione di fichi secchi; oggi alcuni giovani hanno deciso di recuperare questa tradizione, con il sostegno del Presidio Slow Food

Come gustarlo: è usato per diverse ricette: dolci, confetture, dessert, nella preparazione di carni, pane e biscotti e il famoso "libretto di fichi secchi".

Il libretto di fichi secchi è un dolce a strati preparato in tutto il territorio regionale. Si presenta come un pacchetto rettangolare avvolto con carta argentata ed è composto da ingredienti quali fichi secchi, cioccolato fondente, mandorle, zucchero, cedro candito, cacao, cannella, vaniglia, zucchero a velo, buccia di limone grattugiata e noci. Si prepara tritando grossolanamente le mandorle, il cedro e il cioccolato che vengono mescolati con gli altri ingredienti.

Si vanno a formare cinque strati: tre con i soli fichi secchi, due con gli altri ingredienti, alternando gli uni agli altri. Il tutto verrà disposto in apposite formelle, e poi pressato con un “torchietto”, spesso di antica fattura, e spolverato con lo zucchero a velo. Dopo qualche ora ogni libretto viene avvolto con carta argentata, affinché non si secchi. I “libretti” possono conservarsi a lungo. Parecchi anni fa, quando il “torchietto” non era utilizzato e diffuso, i cinque strati venivano compressi con le mani e la forma che assumevano era affusolata; per avvolgerli si usavano, allora, foglie di fico. La metodica che segue ancora oggi le regole della tradizione è attestata da Rino Faranda nel suo Gastronomia Teramana (Ed. Tercas, Teramo 1978).

Storia: la città ha una storia che risale all’epoca romana e ha un legame millenario con la coltivazione di questo frutto: il primo fico secco è stato rinvenuto in una villa romana nella località di Acquachiara e risale al I secolo a. C.

Fa parte di: Presidio Slow Food, prodotti agroalimentari tradizionali (PAT)

L.T. 15-05-2020
 


 

42.071436, 14.4511304