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Turrivalignani

Dove si trova: Turrivalignani (Pe) sorge su un colle al centro della Val Pescara, su uno sperone di arenaria, tra i fiumi Lavino e Pescara.

Perchè visitarlo: dal paese si gode di un panorama magnifico sulla Val Pescara, circondata dal Gran Sasso e dalla Majella. A poca distanza dalla montagna e dal mare, il borgo offre la possibilità di una vacanza in pieno relax in un clima ideale. Tipiche del luogo sono le case di terra-cruda patrimonio storico e culturale della Regione.

Cosa vedere:

  • Chiesa di San Vincenzo e San Giovanni Evangelista. Le affinità rilevate con le importanti abbazie di S. Liberatore e di S. Clemente a Casauria hanno indotto gli studiosi ad assegnarla al XII secolo. La facciata della chiesa è stata realizzata in cotto in occasione dei restauri del 1960. Le arcatelle cieche della navata centrale disegnano un motivo a T, che forse sta per Turri o per Turrivalignani ed accolgono un piccolo rilievo a rosone. L'abside è decorata all'esterno da un motivo ad archetti pensili e da medaglioni circolari con fiori. Accanto alle altre feritoie si scorgono segni incisi sulla pietra dai pellegrini: croci, sagome di piedi ... ed il pesce, simbolo di Cristo.  La cripta conserva un'antica statua in gesso raffigurante S. Vincenzo che non ha un particolare valore artistico, ma per i fedeli è oggetto di particolare devozione. La tradizione assegna a S. Vincenzo proprietà taumaturgiche, per cui in occasione della festa del santo (prima domenica dopo Pasqua), i devoti usano levare un pezzettino di stucco dalla statua che poi conservano a protezione dai malanni.

Cosa mangiare: friscarelli, insaccati di suino, porchetta, libretto di fichi secchi, "cif e ciaf", cipollata.

Sito web

LT -10-03-2020

Provincia: Pescara

CAP: 65020

Prefisso: 085

Altitudine: 312 m.

POSIZIONE GEOGRAFICA

42.2669999, 14.0246484

All'interno del Santuario di Manoppello è racchiuso, in una teca, quello che è riconosciuto come il vero Volto di Gesù Cristo. Una leggenda narra infatti che nel 1506 un pellegrino si presentò al fisico Giacomo Antonio Leonelli e gli consegnò il prezioso dono.

L'Abbazia fu costruita nel 1208 dai monaci cistercensi sul luogo dove esisteva un tempio pagano della “Dea Orbona” o sull'ara “Deae Bonae”. L’architettura goticizzante è di stile borgognone a blocchi di pietra regolari, con contrafforti e abside piatta con finestre disposte simmetricamente: 3 alla base, 2 al centro, una grande a rosone traforato in alto.

Il Santuario della Madonna dell'Elcina sorge su una collina rocciosa a breve distanza dal centro storico del paese. La chiesa in pietra locale, nella sua fattezza attuale, è di recente costruzione ma di antica fondazione e riveste un notevole valore storico, artistico e religioso per tutta la vallata.

Il museo è articolato in due sale e tre sezioni: la sala paleontologica che comprende la sezione fossili e la sezione "uomo" e la sala delle ambre.La sala paleontologica, dopo una parte introduttiva sul rapporto uomo-fossile e sul lento affermarsi della paleontologia come scienza, offre un quadro generale del nascere e dell'evolversi della vita nel mare, culla primigenia di ogni organismo.