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Abbazia di Santo Spirito a Morrone

L'abbazia celestianiana di S. Spirito a Morrone si trova a solo cinque chilometri dal centro di Sulmona, in una località denominata Badia proprio perchè caratterizzata dalla sua maestosa presenza. Le origini del complesso sono legate alla figura di Pietro Angeleri, eremita e fondatore dell'ordine dei Celestini, oltre che futuro pontefice con il nome di Celestino V, noto per "il gran rifiuto" cantato da Dante nella sua Divina Commedia. Giunto in questi luoghi negli anni trenta del XIII secolo, scelse il monte Morrone per l'eremitaggio e le sue pendici per riunire il primo cenobio. La chiesa originaria ed il primitivo convento celestiniano, con il crescere della comunità e con il passare del tempo, subirono molteplici modifiche, ampliamenti ed abbellimenti. A destra del coro dell'odierna chiesa si conserva ancora la famosa Cappella Caldora con i preziosi affreschi del Quattrocento. Del 1596 è invece il bel campanile in pietra eretto sul modello di quello realizzato qualche anno prima per la chiesa dell'Annunziata a Sulmona. La forma attuale dell'abbazia celestiniana è però la risultante dell'ultimo importante intervento realizzato a seguito del terremoto del 1706, che ne aveva compromesso gravemente le strutture. Anche su base stilistica è possibile datare la bella facciata della chiesa alla prima metà del Settecento, trovando dei puntuali termini di confronto con le mode architettoniche che si andavano diffondendo in quel periodo a Roma, in particolare con quel "ritorno al Borromini" che la città visse nella seconda metà del XVIII secolo. Sebbene l'area sulmonese sia più orientata ad accogliere influssi napoletani e campani, è possibile riconoscere un'apertura all'orizzonte romano già nella ricostruzione post terremoto del complesso dell'Annunziata, oltre che nella nostra chiesa di S. Spirito a Morrone, la cui facciata mostra in tutta evidenza i rimandi alla chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane del Borromini. L'imponente portale di accesso dell'abbazia immette nel primo dei cinque cortili intorno ai quali si snoda il complesso, denominato "dei platani" per via degli alberi che ancora oggi vi si trovano; di fronte troviamo la maestosa facciata della chiesa che emerge sia per l'altezza sia per il profilo ondulato della superficie rispetto alla semplice linearità dei palazzi che la incastonano.

All'interno, contrariamente a quanto avviene nelle ricostruzioni post terremoto per le quali in genere si mantiene l'antico impianto "ammodernandolo" in senso barocco, l'originario schema longitudinale della chiesa è completamente trasformato, sostituito da una pianta a croce greca con coro allungato. Oltre agli stucchi completavano la decorazione della chiesa i marmi policromi degli altari, le preziose tele dipinte ed un importante arredo in legno. Delle pale d'altare è ancora possibile ammirare in situ la tela raffigurante la Discesa dello Spirito Santo, mentre presso il Museo Civico sono conservate: una Madonna con Bambino e una Madonna del Latte fra Santi, la Gloria di Celestino V di Giovanni Conca, cugino del più noto Sebastiano, databile al 1750 e realizzata per l'altare dedicato a Pietro Celestino, la pala con le SS. Caterina e Lucia, ed infine la preziosa tela raffigurante S.Benedetto che scrive la regola del famoso pittore boemo Anton Raphael Mengs, firmata e datata 1758. Quest'ultima tela ribadisce ancora una volta il legame tra la comunità celestiniana sulmonese e Roma: fu commissionata infatti per l'altare di S. Benedetto al pittore boemo che in quello stesso torno di anni era intento alla realizzazione per il convento celestiniano di S.Eusebio di un affresco raffigurante il Santo in Gloria. Fortunatamente scampati al terremoto del 1706 sono gli stalli lignei del 1598, oggi conservati nel Museo civico cittadino, e l'organo risalente al 1681, la cui mostra intagliata dal milanese Giovan Battista Del Frate e dorata da Caldarella di Santo Stefano impreziosisce ancora l'interno della chiesa abbaziale. Nel coro, chiuso dall'imponente altare in marmi policromi, due piccole aperture immettono l'una nella famosa cappella Caldora e l'altra, attraverso una stretta scalinata, nella piccola chiesa ipogea; quest'ultima è a pianta irregolare con colonne dai capitelli variopinti e colonnine ottagonali a ricaduta dei costoloni della volta. Lungo le mura perimetrali è ancora visibile l'affresco raffigurante un Santo con la palma del martirio che mostra un libro ai confratelli inginocchiati, con ogni probabilità è da identificare con Pietro Celestino che porge la regola. La cappella Caldora è  ornata da un ciclo di affreschi di notevole livello, attribuiti all’omonimo Maestro e dall’artistico monumento funerario che donna Rita Cantelmo commissionò per sé e per i suoi figli nel 1412 allo scultore Gualtiero di Alemagna. Molto dell'antico splendore del complesso celestiniano è andato ormai perso per le tante traversie subite a seguito del devastante terremoto; con la soppressione degli ordini monastici del 1807 fu adibito a Collegio, poi a Ospizio, a Casa di mendicità ed infine, fino a qualche anno fa, a casa di reclusione. Oggi  è sede degli Uffici della Soprintendenza e del Parco Majella.

Via Badia, 28 Badia-bagnaturo - Sulmona (AQ)
http://www.santospiritoalmorrone.beniculturali.it/

0864 32849

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