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Abruzzo mistico: tra fiori e canti verso le dimore del silenzio di Santa Colomba

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Ogni anno, il 1 settembre una insolita processione sale sul Gran Sasso, a 1234 metri sulla cima di un colle, ai piedi della vetta del Monte Infornace.

I devoti recano fiori e cantano storie prodigiose, accompagnati dal suono di una piccola formazione musicale detta "Li Tamurre", la cui origine risalirebbe al XV secolo, giungono alla  piccola chiesetta-romitorio, pregano dinanzi alla roccia dove è impresso il pettine della Santa e poggiano la testa nel foro sotto l'altare che guarisce da molti mali, si fermano a riposare nel luogo in cui si ritiene fosse radicato il miracoloso ciliegio che la Santa aveva fatto fiorire in pieno inverno per offrirne  i frutti al fratello Berardo. Al ritorno verso il paese, rompono dei piccoli rametti di abete da riportare come "protezione".

La cappella è sormontata da un campanile a vela e ha tre piccole finestre, due delle quali guardano a valle. L'interno è di forma trapezoidale con volta a botte, quattro nicchie per ogni lato ed una sul fondo. La zona presbiteriale è rialzata da due gradini. La successione delle nicchie crea un movimento gradevole reso ancora più evidente dai colori usati per la decorazione dell'ambiente: giallo per le nicchie, verde tenue per le pareti e celeste per la volta. In un' edicola lignea, vi è la statua di Santa Colomba e, a sinistra dell'altare, si trova una piccola apertura quadrangolare, ove un tempo erano custodite le reliquie della Santa.  Sull'altare è posto un affresco, di semplice esecuzione  raffigurante la Madonna con Bambino e ai lati Santa Colomba e San Berardo. Gli stessi personaggi sono rappresentati nella tela posta a destra dell'ingresso. Nel 1753 il dossale dell'altare era decorato da quindici mattonelle di maiolica, raffiguranti i medesimi personaggi, opera di Andrea Pompei di Castelli. Le mattonelle vennero rimosse nel corso del secolo successivo e collocate inizialmente nel municipio di Isola del Gran Sasso e poi nella chiesa di San Massimo, dove ancora oggi si possono ammirare. Sull’altare, costruito in luogo del giaciglio della santa, si trova la statua a lei dedicata ed è ancora visibile l’apertura che ne custodiva le reliquie fino al 1596, quando furono traslate nella Chiesa di Santa Lucia ad Isola del Gran Sasso.

La chiesa è stata edificata nel corso del XVII secolo su una piccola e panoramica radura. Santa Colomba,  contessa di Pagliara ed eremita di Pretara (TE), verosimilmente nacque nel 1100 e morì nel 1116. giovanissima, abbandonò gli agi familiari per l'ascesi e salì sul Gran Sasso, per dimorare nel silenzio.

Lungo il sentiero che giunge al romitorio si incontra un grosso macigno, sul quale, secondo la tradizione locale, la Santa impresse la forma della propria mano. Un'altra testimonianza lasciata dalla Santa sarebbe "il pettine di Santa Colomba", individuabile in un'impronta impressa su una roccia piatta su cui vagamente si possono ravvisare delle righe parallele. Secondo la leggenda Colomba e Berardo, figli dei conti di Pagliara, decisero di abbandonare gli agi della propria casa per condurre una vita di solitudine e di penitenza.  Per ristorare il  fratello Berardo, Vescovo e Patrono della città di Teramo, che sfinito e dubbioso sulla proposta di accettare la carica di vescovo, era giunto all'eremo fece  fruttificare un ciliegio coperto di neve.

L.Toppeta 01-09-2021

foto di Maurizio Antonelli, www.maury.it