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Antichissime lavorazioni e moderne innovazioni: l'arte tessile in Abruzzo

La tessitura di coperte in lana e l'intreccio di pizzi e merletti in Abruzzo sono da sempre connessi all 'economia di sussistenza ed autoconsumo propria della società agropastorale.

Questo campione di merletto fa parte di un gruppo di circa trecento manufatti ad intreccio, prodotti nel corso dei secoli nel Comune di Pescocostanzo e attualmente conservati nel Museo del Tombolo. La qualità del merletto pescolano è  conosciuta ed apprezzata a livello nazionale ed internazionale.  Dal rapido e sapiente accavallarsi dei fuselli del tombolo, nascono decori geometrici,  a meandri e a volute, che impreziosiscono tovaglie, lenzuola, centri, piccoli quadri, coperte e applicazioni per abiti.

Su un cuscino cilindrico, detto tombolo, che poggia su un piedistallo di legno, viene fissato il foglio con lo schema del merletto che si intende eseguire. Si procede utilizzando come strumenti dei bastoncini detti fuselli attorno ai quali viene arrotolato il filo necessario alla lavorazione, e degli spilli che servono a stabilizzare il ricamo sul disegno guida e a mantenerne la forma mentre il pizzo prende consistenza. Girando e incrociando tra loro i fuselli i fili si intrecciano a formare i diversi punti che creano il ricamo. Alla fine del lavoro il pizzo viene staccato dal tombolo e può essere fissato ad una stoffa o utilizzato così come è.

L'arte del merletto, appartiene a quel ricco bagaglio di abilità manuali femminili, che affiancava, alla tessitura di tele da corredo, la realizzazione di trine, impiegate per la biancheria liturgica, per quella domestica e per l'abbigliamento. Nel campo del merletto furono famose in passato, le donne abruzzesi, in particolare nella lavorazione al tombolo, diffusasi nella regione dal 500 e sviluppatasi nelle forme più nobili a Pescocostanzo, Scanno, L'Aquila. Le trinaie di Gessopalena si sono distinte nella seconda metà dell'Ottocento per la qualità dei loro manufatti. Rigogliosa fino alla metà circa del Settecento, l'attività ha conosciuto una fase di declino, tra la fine del XVIII secolo e la metà del XIX secolo, dovuta anche alla concorrenza di altre produzioni europee, per poi riprendere verso la fine dell'Ottocento.

Per preservare e salvaguardare una così antica e preziosa tradizione il Comune di Pescocostanzo ha istituito negli anni novanta dell'ultimo secolo la Scuola per il Tombolo e la Mostra Museo allestita all'interno del seicentesco Palazzo Fanzago. Nel corso degli anni la scuola si è affermata come soggetto attivo nella formazione di artigiani professionisti, attraverso un programma didattico che prevede tutte le fasi della lavorazione. Il museo , parallelamente alla sezione illustrativa delle fasi di esecuzione e degli strumenti necessari alla lavorazione del tombolo, raccoglie merletti antichi provenienti da collezioni private e da corredi ecclesiastici, alcuni risalenti al XVIII secolo, e inoltre realizzazioni recenti, come la composizione denominata "Colazione del Principe", consistente in una tavola allestita con i prodotti più significativi dell'artigianato abruzzese: la tovaglia con il merletto a tombolo di Pescocostanzo, le tazzine in ceramica di Castelli, il supporto delle tazze in filigrana d'argento.

L'autosufficienza, ha imposto, nelle zone di montagna, anche e soprattutto, la lavorazione domestica dei tessuti in lana, sia per l'arredo della casa, che per l'abbigliamento. Acccanto alla produzione di carattere domestico, in alcuni centri abruzzesi, si è affermata una tradizione di manifattura laniera, destinata alla commercializzazione. Splendidi i panni di lana comunemente denominati i"Tappeti", ma in realtà utilizzati come coperte da tavola, copriletto, per coprire le casse nuziali la cui lavorazione si ritiene sia iniziata nel 600 e che fonti settecentesche attribuiscono ad opifici di Castel di Sangro. Una produzione altrettanto apprezzata si riscontra in altri centri della montagna abruzzese, soprattutto nei primi decenni dell'Ottocento, decaduta nella seconda metà del secolo, per l'ampia diffusione delle economiche coperte industriali. A Taranta Peligna, si ha notizia della presenza di tintorie e gualtiere per la frollatura dei tessuti, già nel XIII secolo. L'industria laniera vi è stata fiorente fino alla fine dello scorso secolo. L'arte della lana si è affermata in Abruzzo soprattutto in località caratterizzate in passato da una prevalente economia pastorale. Oltre Castel di Sangro, vanno segnalate Scanno, Santo Stefano di Sessanio, Castel del Monte, Calascio. La tradizione più prestigiosa è però quella di Pescocostanzo, i cui tessuti sono conservati oggi presso Musei e Raccolte private. La produzione più recente, su telai meccanici, è presente a Fara San Martino, Taranta Peligna e Sulmona.  Interessanti sono le peculiarità stilistiche dei tappeti di Pescocostanzo. Tra i motivi decorativi ricorrenti, vi è la suddivisione del tessuto in rombi, contenenti figurazioni stilizzate, come vasi di fiori, animali, fontane dell'amore, alberi della vita. Molto diverse sono le caratteristiche delle coperte di Taranta Peligna, note come tarante, diffusesi agli inizi del Novecento,, copriletti damascati a due colori, con due diritti che alternano motivi floreali e geometrici.

Le antiche tradizioni tessili sono oggi sempre più oggetto di recupero e valorizzazione da parte di imprenditori giovani e illuminati, con l'obiettivo primario di preservare un "artigianato green" che rappresenta un patrimonio economico e culturale della regione. Ne sono alcuni esempi Valeria Gallese, imprenditrice abruzzese, protagonista della riscoperta e promozione della preziosa lana delle greggi del Gran Sasso attraverso la sua bottega a Santo Stefano di Sessanio che offre prodotti di altissima qualità, ecosostenibili e composti esclusivamente di materie prime naturali,  Gaetano Merlino, l'ultimo lanaiolo che mantiene ancora viva la tradizione delle "Tarante" le tipiche coperte abruzzesi nel suo laboratorio a Taranta Peligna, sotto lo sguardo benevolo di San Biagio protettore dei "lanaiuoli" e dei "cardatori di lana". Altre realtà virtuose si moltiplicano, come a Pescocostanzo dove è nata una bottega di lana a chilometro zero, con pecore autoctone allevate e lavorate in Abruzzo o come il progetto “Autoctonie” di Confindustria Chieti-Pescara nato per dare nuova vita alla filiera degli ovini abruzzesi, a partire proprio dalla loro lana coinvolgendo l'industria della moda o alla lana certificata biologica prodotta ad Anversa degli Abruzzi proveniente esclusivamente dalle greggi del Parco... Le comunità si risvegliano e riscoprono una ricchezza troppo a lungo dimenticata che comincia a rappresentare un volano straordinario per il futuro.

L.Toppeta. 07-09-2020