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un marziano di nome Ennio docufilm festival di Venezia
Flaiano

Ciak si gira: "Un marziano di nome Ennio"

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Conosco bene dell’Abruzzo il colore e il senso dell’estate...

quando dai treni che riportavano a casa da lontani paesi, passavo il Tronto e rivedevo le prime case coloniche coi mazzi di granturco sui tetti, le spiagge libere ancora, i paesi affacciati su quei loro balconi naturali di colline, le più belle che io conosco.

(lettera di Ennio Flaiano all'amico Pasquale Scarpitti, Disincanto, Sarus, Teramo, 1972).

La necessità di ritrovare un senso, di tornare a stupirsi, di cercare l'immaginario nel reale è il messaggio che Flaiano lancia nella sua opera teatrale "Un marziano a Roma" del 1954 che narra dell’atterraggio a Roma, di un marziano di nome Kunt, la cui popolarità è consumata dalla vorace e consumistica ricerca di effimero.

La messa in scena dell'opera, che sarebbe divenuta una delle opere più rappresentate, nel 1960, interpretata da Vittorio Gassman, fu un vero fallimento tanto che Flaiano, ironicamente, ebbe a commentare quell'episodio con la famosa frase  "L'insuccesso mi ha dato alla testa". Ennio Flaiano nei suoi scritti esprime spesso il suo sentirsi marziano,  estraneo al suo tempo, depositario di  verità spesso incomunicabili, di geniali talenti in un mondo omologato difficile da permeare.

E' quest'opera che si ispira il titolo del docufilm  “Un marziano di nome Ennio”, prodotto da “MuTeArt Film” e “Fondazione Pescarabruzzo”, con la collaborazione della “Biblioteca Luigi Chiarini”, che racconta la vita e le opere del grande Flaiano attraverso i personaggi del cinema a lui contemporanei,  le cui riprese sono iniziate in febbraio, per la regia di Davide Cavuti, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti per la sua attività di compositore cinematografico e teatrale. Protagonista principale è Massimo Dapporto, al quale si affiancano Michele Placido e Mariano Rigillo rispettivamente nel ruolo di Vittorio De Sica e Federico Fellini, Pino Ammendola nel ruolo di Peppino Amato, Lino Guanciale in quello del giornalista Carlo Mazzarella.

Il 6 settembre 2021 all’Italian Pavilion di Venezia è stato presentato in anteprima nazionale nel corso del 78° Festival del Cinema.

Ennio Flaiano, scrittore, sceneggiatore, giornalista, nacque a Pescara nel 1910 da Cetteo e Francesca, che definirà“ una donna angelica che le vicende familiari mi fecero conoscere troppo poco e tardi”.

La sua partecipazione alla guerra coloniale in Etiopia accentuò la sua attitudine all'introspezione attraverso uno sguardo disincantato sul mondo che lo avrebbero portato ad intraprendere l’attività di giornalista come critico cinematografico e teatrale per le riviste Oggi, Il Mondo e Quadrivio.

A Roma Flaiano  strinse amicizia con Cardarelli, Brancati, Pannunzio, De Feo, Savinio e a trent’anni sposò Rosetta Rota, dalla quale ebbe l’unica figlia, Luisa, presto colpita da una grave forma di encefalopatia che la rese disabile: un dolore profondo che lascerà trapelare in alcune pagine de La valigia delle Indie, pubblicato postumo.

Nel dopoguerra Flaiano iniziò l’attività di scenografo cinematografico, contribuendo alla realizzazione di oltre sessanta film alcuni dei quali hanno segnato la storia del cinema italiano; ricordiamo in particolare la felice collaborazione con l’amico Federico Fellini, per Luci del varietà, Lo sceicco bianco, Otto e mezzo, I vitelloni, La strada, Le notti di Cabiria, La dolce vita, Giulietta degli spiriti e con Antonioni per La notte.

L’interesse per il teatro non venne mai meno per cui continuò a recensire le rappresentazioni su Oggi e su Europeo, mostrandosi particolarmente attratto dalle novità proposte dal teatro d’avanguardia, come il Living Theatre e le performances di Carmelo Bene. Nel 1946 esordì come autore di teatro con La guerra spiegata ai poveri, cui seguiranno La donna nell’armadio (1957), Il caso Papaleo (1960), Un marziano a Roma (1960); da quest’ultimo dramma prende il nome la raccolta di tutti i suoi lavori teatrali realizzata nel 1971. L’ultima opera teatrale, La conversazione continuamente interrotta, fu rappresentata a Roma nel 1972, poco prima della sua morte.

Flaiano come narratore sperimentò anche il genere del romanzo con la pubblicazione nel 1947 del Tempo di uccidere, che gli valse la vittoria a sorpresa del premio Strega. Per le opere successive preferì servirsi del racconto (Una e una notte del 1959 ed Il gioco e il massacro del 1970), o della notazione diaristica, come in Diario notturno, che raccoglie gli articoli apparsi sulla omonima rubrica de Il Mondo di Pannunzio, e La solitudine del satiro, un insieme di articoli già pubblicati su Il Mondo e sul Corriere della Sera.

Nel 1972, anno della sua morte avvenuta il 20 novembre a Roma, uscì Le ombre bianche, una raccolta di “storie brevi, divertimenti e dialoghi; infine occasioni, satire scritte negli ultimi quindici anni”.

Furono pubblicate postume Autobiografia del blu di Prussia (1974), Diario degli errori (1976), Un bel giorno di libertà (1979).

Nel 1973 è stato istituito a Pescara il Premio Flaiano, un concorso che tutt’oggi si propone di promuove la cultura letteraria, teatrale, cinematografica e televisiva in ricordo della poliedrica attività di Flaiano. 

Delle opere letterarie ricordiamo

•La guerra spiegata ai poveri (1946)

•Tempo di uccidere (1947)

•Diario notturno (1956)

•La donna nell'armadio (1958)

•Una e una notte (1959)

•Il gioco e il massacro (1970)

•Un marziano a Roma (1971)

•Le ombre bianche (1972)

•La solitudine del satiro (postumo, 1973)

•Autobiografia del blu di Prussia (postumo, 1974)

•Diario degli errori (1977)

Della vasta produzione cinematografica ricordiamo la collaborazione per

•Roma città libera (1948)

•Luci del varietà(1950)

•Guardie e ladri (1951)

•Lo sceicco bianco(1952)

•I vitelloni (1953)

•La romana (1954)

•La strada (1954)

•Peccato che sia una canaglia (1955)

•Le notti di Cabiria (1957)

•La dolce vita (1960) •La notte (1961)

•Fantasmi a Roma

 •8 e ½ (1963)

•La decima vittima (1965)

•Giulietta degli spiriti(1965)

•La cagna (1972)

 

L. Toppeta 15-03-2021 - 14-09-2021

in foto: Ennio Flaiano con Federico Fellini e Anita Ekberg durante le riprese della "Dolce vita"