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I serpari di Cocullo

Da Marso, figlio di Circe, ebbero i Marsi il nome e l'arte de' venefici nonché quella d'incantare i serpi... .Con la propria saliva ne medicavano le morsicature, e co' loro incantesimi li facevano crepare ...  Plinio, VII, II.

Intorno al mille la leggenda del vecchio  Marso rivive cristianeggiata; passa in quella del santo abate di Cocullo  e S. Domenico diviene il nuovo padrone dei serpenti e di tutti gli animali velenosi o arrabbiati. Nel di della sua festa il primo maggio, a cui accorrono fedeli da ogni parte d'Abruzzo ed anche da altre regioni,  i serpenti sono miti, come animali domestici  si lasciano prendere senza mordere; i più grossi, portati innanzi all'altare di San Domenico e poi lasciati liberi girano per la chiesa senza far male ad alcuno. Nella processione, i contadini li portano addosso, e la statua del santo ne è coperta.

E, poiché è fama che S. Domenico, nel partire da Cocullo per fondare altri conventi, lasciasse un suo dente molare e un ferro della sua mula per presidiare gli abitanti di  Cocullo dagli animali rabbiosi e velenosi di cui quel territorio era pieno, grande è lo smercio di laccetti, medaglie, corone, anellini, chiavette, panini toccati alle reliquie del santo che si fa ai fedeli nel giorno della festa.

In antico, marsi furono detti coloro che maneggiavano i serpi, toglievano a questi il veleno e vendevano antidoti.

La tradizione non è rotta: esistono ancora i ciarmatari che vanno in giro per immunizzare le persone, che fanno mordere da un serpente, applicando poi sulla ferita "la pietra di s. Domenico". Le persone cosi ciarmate non possono ammazzare serpi, perchè perderebbero la immunità da' loro morsi e conservano la facoltà di prenderli solamente col dire:

Férmete bellucce,  n' nome de Sande Dumineche de Coculle!

S. Domenico è protettore anche dai cani idrofobi e da febbre e mal di denti.

L.T.-21/04/2020

liberamente tratto da Credenze, usi e costumi abruzzesi di G. Finamore

immagine di Olga e Zanni - cc-by-nd-2.0

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