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La Porta d'Abruzzo: la mistica e leggendaria Pereto

La Porta d'Abruzzo: la mistica e leggendaria Pereto

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Pereto offre un panorama unico sulla Piana del Cavaliere dallo sperone di rocca su cui sorge, come un antico guardiano che controlla il suo regno.

Antico comune della Marsica posto al confine con il Lazio, fa parte del club dei Borghi Autentici d’Italia ed è incluso dal quotidiano spagnolo «El País» nella classifica dei trentacinque borghi più belli d’Italia che meritano di essere visitati.

Tutto intorno, le rocce sono l’elemento che domina il territorio, alternate a verdi boschi di roverelle, quercine e faggete, che ammorbidiscono il paesaggio. Da sempre il suo territorio è stato zona di passaggio e confine, tanto da meritarsi il nome di “Porta d’Abruzzo”.

Il borgo antico è dominato dall’edificio che ne è simbolo e storia: il castello medievale, edificato così come lo vediamo oggi da Federico II di Svevia. Con il suo mastio, le torri di guardia e le porte di ingresso ci riporta alle atmosfere medievali, tra duelli e incantesimi, battaglie e leggende. 

Pereto viene chiamato «Il paese del presepe vivente» perché il 26 dicembre di ogni anno si svolge la tradizionale manifestazione in costume.

Sulle montagne a ridosso del paese, nel 1974, furono girate alcune scene del film Ladyhawke del 1985, del film di Liliana Cavani "Milarepa". Nel castello di Pereto furono girati il film horror Delirio di Sangue e il fantasy L'anno mille.

il castello di Pereto sovrasta la Piana del Cavaliere e l'antica Via Valeria. Per la sua centrale posizione strategica esso fu sicuramente fra le prime fortificazioni erette nell'area carseolana e rappresenta un esempio di castello-recinto con caratteristiche piuttosto particolari rispetto ai canoni delle fortificazioni abruzzesi del suo periodo. A pianta quadrata e costruito con grossi blocchi di pietra squadrata, il mastio era suddiviso in cinque piani che accoglievano il corpo di guardia, i magazzini, le prigioni, la residenza signorile e, in alto, la zona di vedetta e di difesa. Successivamente, nel XIV secolo, vennero aggiunte le altre due torri quadrate con le relative mura di raccordo. Sulla cortina a sud-ovest, a quattro metri d'altezza, era posto l'ingresso principale, reso ancora più inaccessibile dalla presenza di un parapetto e da un'apertura superiore piombante; nella parte sovrastante è ancora visibile lo stemma della famiglia Orsini. Al camminamento di ronda tra le torri si accedeva mediante una scaletta in muratura ricavata nello spessore della cortina orientale. I restauri più recenti hanno riportato il castello di Pereto al suo antico aspetto, riferibile all'epoca di Federico II. 

La struttura più antica del fortilizio è il mastio che, intorno al XII secolo, sorse probabilmente sui ruderi di un precedente basamento. Esso ha costantemente rappresentato, nell'impianto generale, l'elemento architettonico più massiccio ed imponente, estremo baluardo dell'intero forte. Varie famiglie si successero nella proprietà di tale strategica rocca, prima i gran conti dei Marsi, poi i signori di Ponte, per arrivare ai conti Orsini e ai duchi Colonna. Ora il maniero, perfettamente restaurato, appartiene a privati.

Si narra che passando vicino al castello si oda il rumore delle chiavi della marchesa Maccafanni, suicida per amore dopo l'omicidio da parte del marito del giovane Nacleto con cui intesseva una passionale relazione. il Castello è di proprietà del Barone Aldo Maria Arena, al quale può essere richiesta la possibilità di effettuare una visita.

Gioiello mistico del borgo è il  Santuario della Madonna dei Bisognosi, monumento nazionale che sorge a 1043 m di altitudine tra Pereto e Rocca di Botte, in una posizione suggestiva.

Il santuario, secondo la leggenda, è stato eretto dagli abitanti di Pereto e Rocca di Botte nell'anno 608 d.C. nel luogo in cui la statua lignea della Madonna fu trasportata da Siviglia lungo l'Adriatico fino a Francavilla al Mare da Fausto Sivigliano, mercante abruzzese che ebbe il figlio Procopio miracolato dalla Vergine la quale gli chiese di salvarla dai saraceni. A dorso di una mula fu poi trasportata verso l'interno, ma sul Monte Serra Secca, nei pressi di Carsoli, la mula sfinita cadde a terrà. Fu l'occasione per pacificare i borghi di Pereto e Rocca di Botte costruendo in quel punto il Santuario dedicato alla Vergine che sorse come "Madonna del Monte" per tre quarti nel comune di Pereto ed un quarto nel comune di Rocca di Botte. 

Alla Vergine "del Monte" fu attribuita la miracolosa guarigione di Papa Bonifacio IV, originario della Marsica, che nel 610 contribuì con propri fondi all'ampliamento della Chiesa, attribuendo al sacro luogo il potere di elargire indulgenze, attraverso la devozione alla Madonna e donò alla al Santuario il crocifisso processionale.

Fino agli anni Settanta vi si svolgevano pellegrinaggi  tra aprile e settembre in particolare nelle feste dedicate alla Madonna. I pellegrini vi giungevano, spesso a piedi scalzi, stanchi e affamati e venivano ristorati e accolti nella foresteria dei frati, dove passavano la notte. Lungo la mulattiera che conduce al Santuario i pellegrini depositavano piccoli sassi lungo l'incisione sulla pietra che, secondo la leggenda, testimonia la ferita del ginocchio della mula caduta a terra. Ancora praticata è la tradizione di salire al Santuario la notte di Natale.

Dalla chiesa moderna attraverso una piccola porta si entra in una specie di tunnel, con pareti e volta decorati con antiche pitture. Sulla sinistra si vede ancora un Gesù flagellato e poco oltre  una bella immagine della Madonna in trono con Bambino e S. Caterina; gli Evangelisti si affacciano dalla volta. Il tunnel sbuca nella grande sala affrescata che è il vero cuore del monumento. Sulla destra si apre un altro tunnel, parallelo e uguale al primo, adibito a cappella con altare. Anche qui la volta e le pareti sono decorate da affreschi, in alcuni punti ben conservati. Gli  affreschi sono costituiti da strati di pitture sovrapposte in periodi successivi.

I dipinti più antichi vennero realizzati da Jacopo di Arsoli, un pittore molto attivo nella prima metà del Quattrocento, come testimonia un'iscrizione a caratteri gotici ancora presente nella chiesa. Il suo lavoro venne in seguito raschiato ed in parte coperto, intorno al 1488, da quello di Desiderio da Subiaco con le Storie di Maria, al quale si affiancò un pittore del quale è noto solo il nome, Petrus, che dipinse sulla parete est l'immagine di S. Anna e quella della Madonna con il Bambino. Parallelamente un altro misterioso artista, noto come Maestro di Farfa, dipinse S. Rocco e S. Sebastiano sui pilastri interni dell'arco d'ingresso, le Storie di Maria sulla volta e quattro episodi della leggenda di Fausto Sivigliano sulle pareti, di cui oggi se ne conservano solo due: l'arrivo della mula cavalcata da Maria e Gesù e Fausto che, miracolosamente dopo numerose peripezie, ritrova Procopio; una vicenda a lieto fine ricca di colpi di scena e densa di significati. Nella sala principale, sopra l'ingresso, campeggia la raffigurazione dell'Inferno e del Paradiso con la rappresentazione di un mostruoso Satana con tre teste e bocche fameliche aperte anche sulle ginocchia, che divora anime peccatrici.

Dal Santuario si gode di una vista spettacolare sulla Piana del Cavaliere ed è possibile raggiungerla mediante la strada asfaltata o la mulattiera che partono da Rocca di Botte, a mulattiera che parte da Pereto, il sentiero tracciato sul Monte Serrasecca ove sorge il santuario. Il luogo è meta di soprattutto di turisti in cerca di pace e amenità ed è frequentato dalle popolazioni limitrofe soprattutto nella tradizionale gita del Lunedì di Pasqua. 

L. Toppeta 07-09-2021

ph Pereto, di Aurelio-Candido con licenza CC BY-NC-SA-2.0