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L'Abruzzo su Geo:  "Con le ali ai piedi" nei luoghi di San Francesco e dell’Arcangelo Michele

L'Abruzzo su Geo: "Con le ali ai piedi" nei luoghi di San Francesco e dell’Arcangelo Michele

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Oggi, su Rai3, tra le 16,30 e le 17,30 in onda su Geo la dodicesima tappa del cammino "Con le ali ai piedi"  da Sulmona a Pescocostanzo.

Rappresentato come guerriero con la spada San Michele psicopompo è l'accompagnatore delle anime nell'oltretomba ed è spesso presente nella tradizione pastorale come simbolo di coraggio e potenza contro il male, rappresentato nell'iconografia cristiana dal drago o Lucifero dal quale si separa rimanendo fedele a Dio. Il suo nome Mi-ka-El significa infatti "chi è come Dio?"

Nel 1216 San Francesco si recò al Santuario di Monte Sant'Angelo al Gargano fermandosi in preghiera e disegnando a terra un semplice TAU perchè in cuor suo non era degno di varcarne la soglia. Grande era infatti la sua devozione per San Michele come riportato anche da Tommaso da Celano nella sua "Vita seconda" : "Ripeteva spesso che si deve onorare in modo più solenne il beato Michele, perché ha il compito di presentare le anime a Dio".

La prima tappa abruzzese delle 25 che coprono un percorso di circa 500 chilometri dal Lazio alla Puglia, sulle orme di San Francesco verso Monte Sant’Angelo è Villagrande di Tornimparte la cui chiesa parrocchiale, monumento nazionale,  è dedicata a San Panfilo vescovo di Valva e Sulmona, edificata probabilmente intorno all'anno 1000. Negli anni 1490-94, Saturnino Gatti (1463 – 1518) pittore, scultore, figulo, definito come  l’ultimo grande baluardo della Rinascenza artistica in Abruzzo. realizzò nell'abside di un ciclo di magnifici affreschi che comprende una rappresentazione del Paradiso mentre nell’ arco sovrastante l’ altare maggiore sono raffigurati i Profeti e la scena dell'Annunciazione. La cattura di Gesù nell'Orto dei Getsemani, la flagellazione, la morte in croce e la Resurrezione sono rappresentante attorno all'abside. Si impone fra tutte le immagini, e con tutta la sua forza espressiva, quella del Cristo Risorto, come pure di alto livello qualitativo è la figura di Dio Padre attorniato da un nugolo di cherubini.

affeschi Saturnino Gatti chiesa Tornimparte

ph: Ivano D'Ortenzio, cc-by-nc-sa

Da Villagrande di Tornimparte si procede verso L'Aquila, mistica dimora di grandi santi francescani come San Bernardino da Siena, San Giovanni da Capestrano e San Giacomo della Marca che hanno illuminato di di sacro l’Aquila quattrocentesca, sede della Perdonanza, Patrimonio culturale immateriale dell'Umanità, che si rinnova ogni anno nella superba Basilica di Collemaggio e costituisce un simbolo di pace, solidarietà e riconciliazione che da oltre 700 anni si diffonde tra gli uomini. I Minori Osservanti vi fondarono nel 1415 il Convento di San Giuliano, immerso nel verde dei querceti e delle abetaie, a mezza costa della montagna di Pettino e virtuoso esempio di accessibilità e di inclusioneprimo insediamento abruzzese dell’Osservanza, movimento di riforma sorto all’interno dell’Ordine francescano che, agli inizi del XV secolo, si diffuse in Abruzzo dalla vicina Umbria.Figure di grande rilievo del francescanesimo vissero nel Convento come Giovanni da Capestrano, Bernardino da Siena, Giacomo della Marca e il Beato Vincenzo dell’Aquila.

Convento di San Giuliano

La basilica di San Bernardino, teologo, giurista e figura maestosa del francescanesimo, si colloca fra le più importanti opere architettoniche realizzate nella città dell'Aquila durante la seconda metà del secolo XV, costruito per volere di San Giovanni da Capestrano, discepolo ed amico di fra Bernardino da Siena, allo scopo di offrire una degna collocazione alle reliquie del Santo senese attraverso un'apposita cappella collocata nella sontuosa basilica all'interno della quale, nel 1472, furono trasferite le spoglie. L'intera navata centrale è coperta da un meraviglioso soffitto ligneo intagliato, dorato e dipinto (1724-26), le cui elegantissime forme sono arricchite da un grande emblema di Cristo e da tre dipinti di Girolamo Cenatiempo raffiguranti L'Assunta con i SS. Bernardino e Giovanni da Capestrano e due episodi della vita del Santo. Il soffitto è opera di Ferdinando Mosca di Pescocostanzo, artefice pure del fastoso organo dorato. 

San Bernardino - L'Aquila

ph: Ivano D'Ortenzio, cc-by-nc-sa

Dall'Aquila, si procede in direzione di Santo Spirito d'Ocre, primo insediamento cistercense nella vallata aquilana, tra gli esemplari più attraenti di monastero-fortezza, largo e austero, adattato alla natura impervia del luogo, fondato nel 1222 da Placido da Roio, su un terreno donatogli dal conte Berardo d’Ocre, feudatario di Ocre, entrò ufficialmente nell’Ordine cistercense alla morte del fondatore, nel 1248 e dipese da quello di S. Maria di Casanova, vicino Penne. All'interno sono presenti affreschi databili al 1280 e, nel presbiterio, resti di pitture della fine del XVI secolo attribuiti a Paolo Mausonio. Nella attigua cappella-sacrestia, con ingresso ad arco ogivale, vi sono affreschi tardo trecenteschi raffiguranti scene della vita del Beato Placido e i resti di un affresco databile 1263-69. Le vicissitudini dell'abbazia sono collegate alla vita del Beato Placido da Roio che, dopo essersi ritratto sulla montagna di Ocre, visse solo e povero in una grotta finché il conte del castello di Ocre, Berardo, nel 1222 gli donò con la benevolenza del vescovo Tommaso di Forcona, una località dove poi fu costruito il primo nucleo del monastero, oggi completamente ristrutturato ed Dimora Storica di pregio.

Santo Spirito d'Ocre

Tappa obbligata del percorso la Chiesa di Santa Maria ad Cryptas,  a circa un chilometro dal paese di Fossa e a qualche chilometro da Santo Spirito d' Ocre, uno dei più begli esempi di architettura duecentesca abruzzese, restituita, dopo i restauri, alla sua secolare bellezza che, secondo alcuni studi, nacque come un tempio nel  IX o nel X secolo d.C.. La muratura esterna si compone di file di pietre quadrate, tra le quali sono presenti resti ed elementi provenienti dagli edifici della antica città romana di Aveja, sul cui sito sorge l'attuale Fossa. Come uno scrigno di pietra, Santa Maria ad Cryptas custodisce all’interno un tripudio di affreschi che appartengono al filone di cicli pittorici del Duecento abruzzese.  

Chiesa di Santa Maria ad Cryptas

Si riparte quindi verso l'altopiano delle Rocche, sorvegliato dalle cime di Monte Rotondo, Monte Cagno, Monte Ocre e Cefalone, mete privilegiate per chi ama  passeggiare o sciare a seconda delle stagioni con sosta a Rocca di Mezzo, adagiato su di un colle, circondata da boschi e pinete per poi proseguire verso il canyon più spettacolare dell'Italia centro-meridionale e il borgo di Celano,sviluppatosi intorno alla mole del Castello Piccolomini e celebre per essere la città di Tommaso primo biografo di S. Francesco d'Assisi. Nato  tra il 1190 e il 1200 Tommaso  entrò nell'Ordine Francescano nel 1215 e fu il Santo Poverello a santificarne la vestizione. Entusiasta e partecipe del francescanesimo allora agli inizi, si recò in Germania per promuoverne la conoscenza. Tornato in patria assistette, il 3 ottobre 1226,  alla morte di San Francesco e dopo due anni alla sua santificazione.Su sollecitazione di  Papa Gregorio IX, iniziò a scrivere la biografia del Santo, la Vita o Legenda prima (Vita prima S. Francisci) scritta tra il 1228 e il 1230 e  tra il 1246 e il 1247, la Vita o Legenda secunda (Vita secunda S. Francisci) redatta con l'aiuto e il contributo dei frati più vicini a Francesco: Rufino, Leone ed Angelo. Compose il Trattato dei Miracoli (Tractatus de miraculis S. Francisci) sugli eventi prodigiosi compiuti in vita da San Francesco. È venerato come beato nell'Ordine francescano, a Celano e a Tagliacozzo, dove se ne conservano le spoglie.

Tommaso da Celano

ph: Marica Massaro, CC BY-SA 4.0

Il cammino procede verso Aielli, nel territorio del Parco regionale del Velino-Sirente, ricca di elementi storici e artistici di grande pregio come la trecentesca Torre delle stelle, fatta erigere da Ruggero, Conte di Celano, nel 1356. Il borgo medievale  "dipinto" dai murales realizzati da importanti artisti della street art internazionale tra i quali il testo di "Fontamara" di Ignazio Silone, la Costituzione italiana, la Divina Commedia. 

borgo universo aielli

A Gagliano Aterno le tappe saranno rappresentate dal complesso monastico di Santa Chiara e dalla Piana di Baullo dove San Francesco apparve in sogno a certa Maria da Gagliano facendo sorgere una fonte dalla semplice estrazione dal suolo di una felce che le restituì la  piena capacità di vedere, mentre a Castelvecchio Subequo sosta obbligata è la Chiesa  di San Francesco e l’annesso convento esempio della tipologia detta "mendicante" che, secondo la tradizione, attesta la prima presenza francescana nella Valle Subequana. L'edificio è custode non solo di preziose testimonianze di arte sacra, come gli affreschi trecenteschi che ne ornano l'interno, ma anche di una straordinaria reliquia francescana, contenente il sangue di San Francesco.  Alla famiglia dei Conti di Celano fu donata una fialetta di sangue uscito dalle piaghe delle sacre stimmate del Santo di Assisi. Nel secolo XIV i Conti di Celano ne fecero dono al Convento di Castelvecchio. L’ampolla è attualmente conservata in un reliquiario del trecento, formato da un tubo ottagonale di cristallo di rocca, poggiato ed allacciato sopra due piedistalli di argento e ornato lateralmente da finissimi smalti, raffiguranti angeli e gli stemmi dei Conti di Celano.

 Chiesa  di San Francesco castelvecchio subequo

Chiesa di San Francesco - Castelvecchio Subequo

Il cammino prosegue alla volta di Raiano dove è prevista una visita all'eremo di San Venanzio all’interno della Riserva Naturale Regionale Gole di San Venanzio, affacciato sull’impetuoso fiume Aterno ed interamente circondato di vegetazione.  All'interno, oltre all'altare maggiore, troviamo due altari laterali dedicati a San Pietro Celestino e a San Giovanni Battista. Ai lati dell'altare maggiore due porticine conducono una alla loggia, l'altra ad un ambiente adibito a sagrestia, dove ancora oggi si conservano tracce di affreschi quattrocenteschi. Posto davanti all'altare maggiore, protetto da una balaustra, c'è l'accesso alla Scala Santa, la quale, completamente scavata nella roccia, conduce ad una piccola grotta identificabile con la parte più antica della struttura, dove i fedeli vedono nelle forme della roccia l'impronta del corpo di San Venanzio. Il culto del santo che si convertì al cristianesimo intorno alla metà del 200, e decise di ritirarsi in queste remote lande con il maestro Porfirio, si lega all'antica tradizione che vuole riconoscere in alcuni segni impressi nella roccia le impronte del Santo. Lungo la strada che conduce al santuario tre edicole racchiudono le impronte lasciate, secondo la tradizione, dal Santo: gomito, testa e piede. Nelle edicole ritenute miracolose, i fedeli inserivano gomito e testa per prevenire dolori reumatici e cefalee. Nell'edicola con l'impronta del piede si lasciavano dei sassolini, che venivano ritirati di ritorno dal Santuario e usati contro il malocchio. Questa forma di litoterapia è ancora oggi praticata: i devoti si distendono sulla roccia che reca l'impronta del Santo per curare i dolori artritici. Il "sedile di papa Celestino o di Santa Rina" è usato per guarire i dolori renali e anche l'acqua del fiume Aterno viene usata a scopo terapeutico. Sopravvive anche la consuetudine di raccogliere il grano di San Venanzio, una specie di spiga spontanea, che i pellegrini trovano intorno all'eremo e conservano in casa per molti mesi.

Si arriva nella splendida Sulmona, la città di Ovidio, dove i francescani giunsero nella prima metà del Duecento ospiti fino a quel momento nella Cattedrale di S. Panfilo. Nella seconda metà del secolo edificarono  la chiesa ed il convento di San Francesco della Scarpa, in origine probabilmente intitolata a S. Maria Maddalena, è poi riedificata (o solo ampliata) per volontà di Carlo II d'Angiò in forme molto più maestose, tali da renderla "la più importante chiesa francescana medievale d'Abruzzo" (Bartolini Salimbeni, 1998). A testimonianza delle antiche origini di S. Francesco rimangono in controfacciata delle brevi ma preziose tracce di un ciclo di affreschi del Trecento, mentre interessanti frammenti scultorei, lastre tombali e quattro belle formelle di un perduto ambone sono oggi conservati nei locali del Museo Civico.

San francesco della scarpa

San Francesco della Scarpa a Sulmona

Pescocostanzo ed Ateleta, piccolo centro sulla sponda sinistra del fiume Sangro,  sono le ultime località toccate dal cammino (con variante prevista da Pescocostanzo a Pietransieri) in Abruzzo. A Pescocostanzo, uno dei Borghi più belli d'Italia, dal prezioso centro storico, ci si potrà addentrare nel meraviglioso Bosco di Sant'Antonio - Riserva Naturale, sinonimo di paesaggi fiabeschi, considerato in età classica un lucus, cioè una foresta sacra dedicata a Giove, protetto come Riserva Naturale dal 1985. Il bosco si estende per 550 ettari e gli alberi raggiungono dimensioni monumentali e particolari forme a candelabro. Oltre al faggio, vi crescono esemplari di acero, quercia, pero selvatico, tasso, agrifoglio, cerro, il raro pero cordato, oltre alla rarissima orchidea epipactis purpurata, mentre vi abitano specie animali pregiate come il picchio dorsobianco, il picchio dalmatino, la balia dal collare, il lupo, l’orso e il gatto selvatico.

 

Alle pendici del monte Pizzalto,  a 1.266 m slm ai piedi di una rupe che s'affaccia sul Quarto Grande, si trova la Grotta-Eremo di San Michele Arcangelo. L'interno è pavimentato con lastre in pietra e presenta un fine lavoro in pietra bianca locale. Sul fondo rimane un piccolo altare e una nicchia nella quale è una copia della statua di San Michele Arcangelo, ora custodita nella chiesa della Madonna del Rosario. Probabilmente si tratta di un preesistente luogo di culto italico-romano, dedicato a Ercole, sostituito da quello per San Michele nelle decine di Grotte dedicate al santo nell'Appennino abruzzese.

Successivamente, con il diffondersi del Cristianesimo fu dedicato a San Michele Arcangelo. È un esempio quindi di sovrapposizione dei nuovi culti cristiani agli antichi culti pagani. Le prime notizie sul romitorio risalgono al 1183 e provengono dalla Bolla di papa Lucio III; non è comunque da escludersi un'origine più antica, sia per la posizione posta sulla via di transumanza sia per la vicinanza alla sorgente. In un'iscrizione cassinese del 1066 vengono nominate, per la zona di Pescocostanzo, ben 13 celle, facendo ipotizzare una naturale destinazione per chi scegliesse la vita ascetica. Nel 1536 la zona era nota come lavatoio per le donne. La parte abitativa è composta da due piani. Il piano superiore comprende due piccole stanze ricavate nella roccia. La zona abitativa, secondo la tradizione popolare, venne realizzata come ricovero di pastori transumanti, notizia confermata dalla vicinanza al tratturo e alla località "Il Riposo", dove facevano sosta le greggi. I devoti erano soliti raccogliere un sassolino nella grotta e conservarlo fino alla festa dell’anno successivo.

eremo di san michele arcangelo

Eremo di San Michele - Ph Archivio Parco Maiella

 

Maggiori informazioni sul sito web : http://www.diquipassofrancesco.it/

Pagina fb Di qui passò Francesco

Laura Toppeta 15-11-2022

Immagine : Munda, San Michele Arcangelo, Maestro di Caramanico - ph Saiko - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Maestro_di_caramanico,_san_michele_arcangelo,_1450-