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L’Aquila, Palazzo Ardinghelli pronto ad accogliere il MAXXI

Capolavoro del barocco aquilano, dal prossimo 30 ottobre diventerà la sede distaccata del Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma.

Restaurato grazie ad un consistente contributo da parte della Federazione Russa, lo storico edificio che nel recente passato ha ospitato la sede della Prefettura e degli uffici comunali dell’Anagrafe prima di essere colpevolmente abbandonato, è stato finalmente riportato al suo antico splendore, offrendosi al pubblico in tutta la sua luminosa bellezza, raccontando la storia di una grande città per splendore e cultura.

Lo si incontra a pochi passi dalla Fontana Luminosa e dal corso Vittorio Emanuele – il cosiddetto corso stretto – tra piazza Santa Maria Paganica e via Garibaldi. Casa nobiliare della famiglia toscana degli Ardinghelli, giunta in Abruzzo per ragioni economiche legate soprattutto al commercio della lana e del pregiato zafferano, e nel tempo divenuta anche atelier del pittore sangrino Teofilo Patini, fu progettata tra il 1732 e il 1743 dall’architetto romano Francesco Fontana, figlio del più celebre Carlo. Il rinvenimento di un arco a sesto acuto durante i lavori di restauro, attualmente visibile in un vano a destra dell’androne, testimonia la presenza di una struttura esistente già in epoca Medievale.

Rappresenta un autentico gioiello del barocco aquilano grazie alla balconata a quota variabile addossata alla facciata principale ed alla corte interna a esedra – che durante gli orari di apertura sarà libera al passaggio, fungendo da raccordo tra l’ingresso sulla piazza e quello posteriore di via Garibaldi, trasformando così il museo in un autentico spazio pubblico a disposizione della città – dalla quale origina il monumentale scalone di derivazione borrominiana, affrescato dal veneziano Vincenzo Damini nel 1749 con simbologie dei quattro continenti e il mito dell’Aurora in posizione centrale.

Al piano nobile, un labirintico percorso che trova il suo culmine nella Sala della Voliera rivela un susseguirsi di stanze di varie dimensioni, tutte funzionali all’allestimento di opere ed installazioni site specific della collezione MAXXI che in futuro riempiranno di senso e contenuto gli ambienti del palazzo. Tra gli arredi e le decorazioni spiccano due monumentali camini in pietra finemente restaurati da giovani maestranze locali, un soffitto affrescato con due paffuti puttini, fino alla piccola cappella di famiglia destinata ad accogliere un’opera del compianto maestro abruzzese Ettore Spalletti. Splendido, inoltre, risulta il pavimento in graniglia di inizio Novecento, in gran parte originale, decorato con suggestivi motivi geometrici.

Come accade nella sua sede di Roma, il MAXXI L’Aquila punta a far dialogare arti visive, performance, fotografia, architettura e a realizzare attraverso le produzioni di artisti e creativi la sua missione istituzionale e la sua vocazione culturale e sociale. Ad inaugurare l’apertura del prossimo ottobre saranno gli allestimenti degli artisti Elisabetta Benassi, Daniela De Lorenzo, Alberto Garutti, Nunzio, Anastasia Potemkina, oltre al già citato Ettore Spalletti. Alle loro opere si affiancheranno i progetti originali di due maestri della fotografia: quello sull’Aquila firmato da Paolo Pellegrin e quello di Stefano Cerio realizzato con la comunità degli abitanti di Onna.

Luogo di confronto e interazione, per il primo anno l’ingresso sarà gratuito a tutti i cittadini abruzzesi. Programmi di approfondimento, talk, workshop, progetti educativi e attività di formazione accompagneranno le diverse mostre con uno scambio continuo e vivo con il territorio.

Info al sito https://maxxilaquila.art/

(iMascio)

foto di Ivan Masciovecchio