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L'aquila torna a volare: il nido ritrovato di Santo Stefano di Sessanio

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"sono salito in moto e ho vagato. Ho visto il borgo di Santo Stefano da lontano e ne sono rimasto folgorato". (D. Kihlgren)

Dopo 12 anni, torna a svettare la Torre di Santo Stefano di Sessanio, icona e simbolo di uno dei borghi più belli d'Italia. L'imponente opera di ricostruzione ha lasciato intatta la sua anima: la pietra dei beccatelli, delle mensole, delle merlature sono state riutilizzate e tornano a nuova vita nel cuore del paese, nel nido dell' aquila, dal quale, a cerchi concentrici, si dipanano le case a torre e i vicoli. Il nucleo abitativo, verso i primi anni del XV secolo, venne ad arroccarsi attorno alla torre, alta circa 20 metri,  caratterizzata dall'apparato a sporgere costituito da beccatelli e caditoie, sostenute da  mensole in pietra e chiusa da una merlatura alla sommità con l'ingresso di forma rettangolare incorniciato in pietra, una finestra di piccole dimensioni e, nella parte mediana una feritoia. Un tempo circondata dal recinto fortificato, posta all'interno di un sistema di relazioni ottiche con i centri di Castelvecchio Calvisio e di Collepietro, la torre è detta "medicea"  probabilmente per il passaggio nel 1579 della Baronia di Carapelle a Francesco I dei Medici che si occupò, senza cambiamenti sostanziali del restauro della torre, segnando gli anni di massimo splendore del paese.

A centinaia i visitatori percorrevano la scala di legno interna per raggiungere il punto più alto della torre ed assistere ad una visuale unica sul borgo immerso in uno scenario da fiaba, ma dopo il sisma del 2009, gravemente danneggiata,  la torre fu immediatamente messa in sicurezza perché non andasse perduta la sua originale skyline. Conservazione e tutela della storia e della memoria, riparazione e riorganizzazione degli spazi sono stati i fondamentali del progetto di ricostruzione per preservare il suo valore storico e testimoniale.


Tramite la documentazione dell’archivio della Soprintendenza B.S.A.E. per l’Abruzzo, sono state restituite le dimensioni e le proporzioni originali della torre ripristinando integralmente la natura materiale dell’edificio, utilizzando il materiale lapideo recuperato misto a calce priva di cemento. Il consolidamento della Torre è stato messo in opera connettendo le nuove strutture con quelle esistenti, senza soluzione di continuità. Innovativo il sistema del percorso interno, innestato all'interno del perimetro della circonferenza muraria che diverrrà uno spazio narrativo di contenuti espositivi. La luce del giorno illuminerà la torre grazie alla copertura trasparente che permette il passaggio della luce naturale ed un sistema di luci artificiali si snoderà lungo le passerelle che portano sulla sommità, che, di notte, darà spettacolo con il nuovo sistema di luci che metteranno in risalto l'incantevole merlatura. Completati gli interni, il nuovo sistema di luci e la scala d'accesso, entro un mese e mezzo, è prevista l'inaugurazione della torre rinnovata, prevedendo magari l'accesso con tornelli in gruppi da venti ai visitatori.

Torna così intatta la "cartolina" impressa nella memoria del borgo mediceo di Santo Stefano di Sessanio, dei suoi tetti in coppi che creano una visione armoniosa per chi guarda il paese dall’alto. Passato nel corso di un secolo da 1400 a un centinaio di abitanti, ha visto rinascere la sua vecchia anima grazie all'imprenditore Daniele Kihlgren che lo ha trasformato in albergo diffuso: la pietra è rimasta integra, le case e gli alloggi ristrutturati con i tetti in legno, consolidati con le catene, senza usare il cemento armato, risanati e impreziositi da mobili d’epoca e biancheria lavorata con le antiche tecniche di tessitura, attraverso il recupero di antiche colture, di sementi secolari, per accogliere gli ospiti che oggi provengono da ogni parte del mondo

Un crescente interesse per questo luogo anima turisti alla ricerca di cultura e natura ispirata a criteri di ecosostenibilità, soprattutto da quando il turismo sostenibile ha preso qui casa dal 2002 nelle forme di albergo diffuso. Il borgo attrae inoltre numerosi artisti di fama internazionale, affascinati ed ispirati dalle superbe bellezze dell'antica Sexstantio,  un luogo magico, senza tempo dove il silenzio, l’alta quota, il paesaggio incantato, la bellezza del centro storico nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga accolgono i visitatori. Molteplici sono le iniziative culturali in collaborazione con enti, istituzioni e musei di tutto il mondo. Il commercio della lana “carfagna“, una lana nera grezza prodotta a Santo Stefano e lavorata a Firenze nel periodo del massimo splendore del borgo, sotto Francesco de’ Medici, rivive attraverso imprenditori giovani e illuminati che recuperano antiche tradizioni con l'obiettivo primario di preservare un "artigianato green" che rappresenta un patrimonio economico e culturale della regione, come Valeria Gallese, imprenditrice abruzzese, protagonista della riscoperta e promozione della preziosa lana delle greggi del Gran Sasso attraverso la sua bottega che offre prodotti di altissima qualità, ecosostenibili e composti esclusivamente di materie prime naturali. Preziosa l'enogastronomia che ha il suo evento clou nella sagra delle lenticchie, nella prima domenica di settembre, che mantiene viva la memoria storica dell'antica coltivazione del piccolo e saporito legume, presidio Slow Food,  un tempo considerato “carne dei poveri”, oggetto oggi di un rinnovato interesse con una conseguente rivalutazione dei piatti popolari della tradizione regionale come le calde e gustose zuppe abruzzesi o le "sagne a pezze" o "tacconelle" da gustare seduti felicemente negli ottimi ristoranti di questo angolo di paradiso, lungo le vie del centro storico o tra i canneti copiosi lungo le sponde del piccolo lago.

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L. Toppeta 13-04-2021

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