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Santa Maria del Suffragio, la cupola dopo il restauro

L’arte di ricreare la vita: L’Aquila Magnifica Citade

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"Solo quando ci rompiamo, scopriamo di cosa siamo fatti" (Ziad K. Abdelnour)

Una crepa sanata con oro puro spicca sul logo di L’Aquila Capitale della Cultura 2022  e racconta della storia straordinaria di una città che da ogni caduta trova la forza e la potenza per ricreare se stessa.
E’ l’arte giapponese del Kintsugi: l’oggetto rotto torna a nuova vita, unico e ancora più prezioso. Secondo la leggenda, nel quindicesimo secolo, durante il cerimoniale del tè, si ruppe la tazza dello shogun Yoshimasa. Egli comandò agli artigiani di restituirgliela con ineguagliata bellezza e loro ne riempirono le crepe di resina e d’oro, rendendola ancora più preziosa. Nacque così l’arte del Kintsugi ( kin – oro e tsugi-riparazione).
Nuovi significati, nuove rinnovate speranze: grembo di santità, scrigno d’arte, L’Aquila risorge animata dagli spiriti potenti che l’hanno abitata e costruita: artisti, santi, re, regine e arditi cavalieri.

"Si racconterà dell'Aquila, magnifica città e di quelli che la fecero con gran sagacità. Per non esser vassalli cercaron la libertà e non vollero signori se non la maestà
Sorge dalle parole del cronista Buccio di Ranallo, la storia dell’”araba fenice d’Abruzzo”, che, nelle Cronache della Fondazione dell’Aquila del XIV secolo racconta dell’assalto, nel 1259, di Manfredi alla Città  sorta tra il 1253 e il 1254 per volere di Corrado IV, sull’accorpamento dei contadi di Amiternum e Forconium.  L’Aquila è rasa al suolo, ma rinasce più forte e maestosa.
Amiternum, Aveia e Peltuinum, testimoniano della presenza di importanti centri italici e romani della conca aquilana. In posizione strategica lungo i percorsi della transumanza.  Già dalla prima metà del Trecento la città è ricca di scambi, fiorente nel commercio della lana e dello zafferano, città di dottori di leggi e notai; mercanti; artigiani dei metalli; artigiani delle pelli; mercanti di bestiame, terra di pellegrini che la attraversavano per il  giubileo di Celestino V, che  il 29 agosto 1294 fu incoronato nella Basilica di S. Maria di Collemaggio, da lui stesso fondata sul luogo in cui la Vergine gli era apparsa per esortarlo a erigere un tempio in suo onore. Del 1272 è il piú antico ed emblematico monumento civico: la Fontana della Rivera, detta «Novantanove Cannelle»,  99 come i castelli, le piazze, le fontane.
L’Aquila risorge infinite volte con rinnovata potenza dalle sue stesse ceneri: si rialza fiera dalla peste nera del 1348, dal terribile terremoto dell’anno successivo, resiste eroicamente all’assedio di Braccio da Montone, risorge dal sisma del 1461 divenendo nel 1572, sotto il regno di Margherita d’Austria, una meta prestigiosa in Europa. 
San Giacomo della Marca, San Bernardino da Siena, san Giovanni da Capestrano, illuminano di sacro l’Aquila quattrocentesca, mentre l'arte si anima di capolavori come le slanciate e flessuose le Madonne trecentesche, che rivelano nella dolcezza del volto e nella raffinatezza delle linee la spiritualità e la grazia della nuova arte gotica, le smaglianti pitture su fondo d’oro zecchino del Quattrocento tra cui il Trittico di Beffi (1410-1415), attribuito al teramano Leonardo, i dipinti di Andrea De Litio,le sculture lignee di Giovanni di Biasuccio e Silvestro dell’Aquila (San Sebastiano, 1478), Raffaello Sanzio  che coltivò relazioni strette con la famiglia Branconio. Fu Raffaello l’autore della “Visitazione” per la Chiesa di San Silvestro, oggi al Museo del Prado di Madrid. Mirabili affreschi furono realizzati da Saturnino Gatti a Collemaggio e nella Chiesa di San Panfilo a Tornimparte. La grande circolazione di artisti nella città fu dovuta anche alla presenza di una delle prime tipografie, fondata da un allievo di Gutemberg nel 1481, personaggio ricordato nella Perdonanza Celestiniana. 
Pier Francesco Pingitore, regista, definisce  “L’Aquila, città forte e indomabile, rappresenta un esempio di come l’Italia possa fare appello alle sue forze migliori e ai suoi mille ingegni per risollevarsi e guardare con fiducia al futuro”.
Tra poche ore L’Aquila conoscerà il suo destino come finalista per “La Capitale italiana della cultura  2022"  che ha tra gli obiettivi quello di sostenere la capacità progettuale delle città, promuovendo la cultura come motore principale della coesione sociale e dello sviluppo economico. "Non è un concorso di bellezza, viene premiata la città che riesce a sviluppare il progetto culturale più coinvolgente, più aperto, innovativo e trasversale”.(D. Franceschini).
Dopo la fase di preselezione, a cui si sono candidate ben 28 città, sono dieci le città finaliste, che hanno presentato i propri progetti alla giuria del MiBact in un’audizione pubblica presso il Collegio Romano, sede centrale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo.
Il  progetto L’Aquila Città d’Arte  a sostegno della candidatura, si è concretizzato attraverso incontri, conferenze, pubblicazione di libri e cataloghi e l’organizzazione di 5 mostre:  “San Sebastiano, la seduzione dell’arte e della poesia”, “Balli d’amore, tarantella e saltarello tra colto e popolare”, “La Madre Generosa, dal culto di Iside alle Madonne Lactans”, “La Musica degli Angeli, l’Abruzzo terra di antiche sonorità”, “Senza polvere, il ritorno a L’Aquila di opere dai depositi”. Proposte ulteriori sono state le visite gratuite al MuNDA tutto l’anno, con riduzione del 50% negli altri musei abruzzesi. Negli info point della città è stata resa disponibile una mappa che evidenzia tutti i beni culturali, civili e religiosi, chiese, palazzi, fontane e musei. Sempre nel 2019, la mostra “Tesori d’arte dal XIII al XVI secolo” ha presentato una selezione di 14 opere restaurate provenienti dalle chiese aquilane, tra le quali San Michele arcangelo di Silvestro dell’Aquila, Le  Madonne con Bambino del Maestro di Sivignano e Matteo da Campli, la croce processionale di Giovanni di Bartolomeo Rosecci; il Sant’Equizio di Pompeo Cesura.

Si conclude oggi, giorno della della scelta della Capitale della Cultura 2022,  l’iniziativa intitolata Luce d’Artisti, una rassegna illumino-grafica  che accende i fari sulle location più note della città come la  Chiesa delle Anime , Forte Spagnolo , Palazzo Margherita, , la Basilica di Collemaggio, con citazioni di scrittori e poeti come Hemingway, Gadda,  Nietzsche,  Merini,.

Come ‘nu sassu che frizzéa volennu,
‘stu trenu me portea tantu lontanu
cchiù pass’ju tempu e cchiù passa corrennu
‘stu core se facea cchiù aquilanu.
Me parea, me dicea, che ss’olea ravvicina
L’Aquila bbella me’.
L’Aquila bbella me’.
Tu che mi scì vistu ‘e nasce,
tu che mi scì vistu ‘e cresce.
Aquila bbella me’.
Te vojio revete’.


("L'Aquila bella mé Te vojio revete’: L'Aquila bella mia, ti voglio rivedere, mantra dei pastori aquilani al rientro dalle fatiche della transumanza)

L. Toppeta 18-10-2020

ph: Santa Maria del Suffragio, la cupola dopo il restauro

42.3498479, 13.3995091