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L'emozione non ha voce: a Sulmona torna la Madonna che scappa, il rito più atteso della Pasqua abruzzese

L'emozione non ha voce: a Sulmona torna la Madonna che scappa, il rito più atteso della Pasqua abruzzese

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In una manciata di secondi, appena una decina, la Madonna corre verso Cristo risorto, stringendolo in un ideale abbraccio di liberazione e di gioia.

E’ il momento più atteso dei riti tradizionali della Settimana Santa a conclusione del triduo di memoria e celebrazione della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo che quest'anno rivivrà con le dovute precauzioni, soprattutto per la grande partecipazione di folla in Piazza Garibaldi. Sarà sicuramente obbligatorio indossare la mascherina per tutti i partecipanti, fatta eccezione i confratelli che porteranno la statua della Vergine e, solo per quest'anno al termine dell'atteso rito, non si svolgerà la processione lungo le vie del centro storico verso Santa Maria della Tomba. 

Il rito della Madonna che scappa ogni anno richiama migliaia di turisti, assiepati lungo il “corridoio” della “corsa” fin dalle prime ore del mattino di Pasqua per assistere alla rappresentazione dell’incontro tra Maria Vergine e il Figlio Risorto ad opera dei confratelli di S. Maria di Loreto, in tunica bianca che simboleggia la purezza dell’Immacolata e mozzetta verde,  simbolo del lauretum. La devozione alla Vergine Lauretana, patrona dei migranti e degli avieri, è legata alla traslazione della Casa Santa di Nazaret, dove Maria riceve l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele dalla Galilea a Loreto nelle Marche.

Poco prima della celebrazione della S. Messa di Pasqua, officiata dal Vescovo, arriva in piazza la processione dei Lauretani, che portano la statua di Cristo Risorto preceduta dalle statue dei Santi apostoli Pietro e Giovanni e da un quadrato di ceri pasquali, entro il quale spicca lo stendardo verde della confraternita .

La Vergine intanto è chiusa, muta nel suo dolore e avvolta nei panni del lutto, nella chiesa di San Filippo Neri. Nella chiesa che si affaccia su piazza Garibaldi la Madonna viene accompagnata da una piccola folla di confratelli lauretani e altri fedeli con una fiaccolata di preghiera che prende avvio intorno alle 21 del Sabato santo dalla chiesa di S. Maria della Tomba, dove ha sede la Confraternita e dove si trova la statua della Vergine.

Dopo la conclusione della Messa i confratelli ricevono la benedizione del parroco per il buon esito del rito e la rappresentazione  prende concreto avvio.

Il primo dei santi a bussare alle porte chiuse di San Filippo Neri è Giovanni, il discepolo che Cristo amava più di ogni altro, ma Maria non crede al suo annuncio, subito dopo bussa Pietro senza fortuna. La terza bussata è sempre di Giovanni che annuncia per la terza volta che davvero Cristo è risorto e finalmente Maria lentamente esce dalla chiesa.

Lentamente la statua della Vergine viene portata verso la piazza muovendosi su passi cadenzati fino a che nei pressi del "fontanone, la fontana al centro della piazza, intravede il Figlio risorto. Inizia qui la corsa: “Pronti, a polso, via…” sono gli ultimi ordini quasi gridati dalla guida ai confratelli, che sollevano la statua dalle spalle e cominciano a correre facendo cadere il manto nero del lutto che lascia il posto al verde della veste, il colore della primavera, foriera di lieti auspici mentre un volo di colombi si libra nel cielo accompagnato da scoppi di mortaretti.

E si sente allora tutta  la commozione che si leva dalla piazza gremita e festante. La processione riprende la sua disposizione e da piazza Garibaldi, risalendo verso via Angeloni muove verso corso Ovidio. Nei pressi della chiesa di San Domenico, confine con il rione trinitario, avverrà lo “scambio” con i confratelli in saio rosso. Poi attraversando corso Ovidio e subito dopo il borgo di S. Maria della Tomba il corteo processionale farà rientro nella chiesa omonima. 

Se la corsa si svolge senza impedimenti, senza inciampi nel correre, nella caduta del mantello nero, nel volo delle colombe, la tradizione prevede che l'anno sarà favorevole, in caso contrario si potrebbero verificare calamità, disastri naturali o eventi ancora più gravi nel caso la statua cada nel percorso, lesionandosi, come accadde nel 1914 e nel 1940, annunciando, secondo la credenza popolare le guerre che avrebbero infiammato il mondo.

La fama della tradizione lauretana della Madonna che scappa ha da decenni varcato i confini nazionali. Riviste, quotidiani e troupe televisive di molti paesi d’Europa, degli Stati Uniti e del Giappone si sono occupati, a più riprese, del rito lauretano, unico nelle sue caratteristiche.  

liberamente tratto dal Volume “Identità e riti della Valle Peligna, le tradizioni religiose tra pietà popolare e folclore" – Atti del Convegno svoltosi in Sulmona nel Novembre 2015

L. Toppeta 07-04-2022

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