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L'imbandigione rustica e la frittata angelica: memorie gastromistiche ed imaginifiche al Festival dannunziano

L'imbandigione rustica e la frittata angelica: memorie gastromistiche ed imaginifiche al Festival dannunziano

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 "Chi conosce l’arte della frittata?.. io, io solo ... .Io mi vanto maestro insuperabile nell’arte della frittata per riconoscimento celestiale" 

"Nel bel tempo, in terra d’Abruzzi, a Francavilla su l’Adriatico, io vivevo coi miei fratelli d’arte accordati in una specie di fratria monda di ogni altra gente estranea, accordati e giurati a cucinare il pasto per turno. In un pomeriggio di luglio ci attardavamo nella delizia del bagno e nella gara del nuoto, quando mi fu rammentato con le voci della fame toccare a me la cura dell’imbandigione rustica. Non mancai di avvolgermi in una veste di lino rapita a Ebe e di correre verso la vasta dimora costruita di tufo e adornata di maioliche paesane. Ruppi trentatre (sic) uova del nostro pollaio esemplare e, dopo averle sbattute con mano prode e sapiente, le agguagliai nella padella dal manico di ferro lungo come quel d’una nostra chitarra da tenzone o d’una tiorba del Bardella. La grande arte si pare nel rivoltar la frittata per dar ugual cottura all’altra banda. Scarsa era la luce. Annottava. I nostri mezzi d’illuminazione erano incerti. Allora escii con la padella all’aria aperta, sul limitare del vestibolo di tufo. Scorsi l’armilla della nuova luna nel cielo glauco. Adunai la sapienza e il misurato vigore nelle mie braccia e nelle mani che reggevano il manico. Diedi il colpo, attentissimo a ricevere la frittata riversa, ma la frittata non ricadde. Pensate con quale angoscia dubitai che per mio fallo si fosse spiaccicata sul tufo. Ero certo di aver questa volta superato me stesso. Guardai e riguardai. Nessuna traccia! Nel volgere gli occhi al cielo scorsi nel bagliore del novilunio la tunica e l’ala d’un angelo, mi feci di gelo. L’angelo nel passaggio aveva colto la frittata in aria, l’aveva rapita, la sosteneva con le dita… la recava ai Beati, offerta di perfezione terrestre. Non imitava la dorata ritondità dell’aureola? In Paradiso, nel Cielo primo ell’è per i secoli dei secoli l’aureola di Sainte Omelette. In verità, a causa del fallimento del gesto tecnico e atletico di “voltarla”, la frittata era caduta due metri più in là, sbrindellandosi, e i quindici sodali che avrebbero dovuto gustarla rimasero a bocca asciutta… ."(“Cento e cento e cento e cento pagine del libro segreto di Gabriele D’Annunzio tentato di morire”, 1935). 

Il convento di Santa Maria del Gesù a Francavilla al Mare che il giovane d'Annunzio chiamava "Il Conventino", fu lo scenario principale dell'amicizia tra il Vate, Francesco Paolo Michetti, Francesco Paolo Tosti, Edoardo Scarfoglio, Matilde Serao e tanti altri illustrissimi personaggi del tempo. In quel luogo d'Annunzio scrisse i suoi romanzi più noti, lì dove le giornate scorrevano leggere in quelle stanze pregne d'arte e di poesia. Nel libro segreto, scritto qualche anno prima di morire, il Vate ricorda la mistica esperienza che ebbe nel cucinare la frittata per i suoi fraterni amici, intravedendovi un'esperienza divina attraverso l'apparizione di un angelo.

Sarà il grande chef Niko Romito a riproporre il gusto di quella frittata angelica  per il "Tramezzino Letterario" in scena alle 19.00 presso i Trabocchi sul molo nord del fiume Pescara, una festa gastronomica a base di dolci e vino provenienti da Asolo seguiti da un "Brindisi del poeta astemio", un percorso enogastronomico nell’opera di d’Annunzio, con Enrico Di Carlo, a cura del Prof. Andrea Lombardinilo, Università degli Studi "G. d'Annunzio", uno dei tantissimi appuntamenti previsti per il Festival Dannunziano a Pescara: nove giorni di musica, teatro, mostre, convegni, danza con protagonisti d'eccellenza nazionali ed internazionali per rendere omaggio al Vate nella sua città natale.

La quarta edizione del Festival Dannunziano, dal 3 all’11 settembre si colora di "azzurro soave" per lo sport, di "Rosso Fragola Matura" per la musica, di "Verde Berillo" per l’Arte, di "Giallo Biondezza" per gli spettacoli.

Imago, Paparella, Museo dell’Ottocento, Cascella, Casa d’Annunzio, Museo delle Genti, Mediamuseum saranno protagoniste di una Notte Bianca con l’apertura ben oltre l’orario e servizio navetta. Alessandro Preziosi, Giuliana De Sio, Daniela Musini, Franca Minnucci, Milo Vallone, Federica Vicino e Giampiero Mancini saranno alcune delle star degli spettacoli teatrali. Per lo sport la regata velica, la boxe e l’11 settembre, la Grande festa di chiusura dei Giochi del Mediterraneo under 23 a Le Naiadi. Per la musica il concerto di musica classica dedicato a Respighi e opera dedicata alla pineta, diretto dal Maestro Molinelli, i Solisti Aquilani. Infine Mario Biondi e Sergio Cammariere, Achille Lauro, Brunori Sas,  Enrico Melozzi, direttore d’orchestra al Festival di Sanremo, che creerà momenti rivoluzionari con Alessandro Preziosi, Giuliana De Sio e Fasma. Ci saranno, inoltre, tre giorni di grande approfondimento storico, diretto da Guerri, in cui si alterneranno studiosi di caratura nazionale per studiare il 1922 e il ruolo di d’Annunzio negli eventi che si sono succeduti. 

Tutte le informazioni sugli eventi, il programma e le modalità di partecipazione sono consultabile sul sito ufficiale della manifestazione: https://dannunzioweek.it

Il programma

Laura Toppeta 30-08-2022

immagine della Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna concessa con licenza CC_BY_3.0 , Il simposio dei poeti, disegno riprodotto in AUGUSTO MAJANI, La vita bolognese nella caricatura - II, in «Strenna delle Colonie scolastiche bolognesi», 32 (1929) - Collocazione: Boeris F. 33. "L'anno appresso ritornò D'Annunzio a Bologna – era il 10 aprile 1901 – per la dizione al Teatro Comunale della sua Canzone di Garibaldi; e avendo nel preambolo anche accennato al Carducci come al suo Maestro, espresse poi il desiderio di far visita al venerando Poeta. […] Il mattino del giorno 11, i due grandi Italiani si trovarono a cordiale colloquio nello studio del Maestro e concordarono anche di incontrarsi nuovamente per una colazione, ma non in un locale pubblico, e poiché entrambi contavano vecchi amici fra i redattori del Resto del Carlino, venne scelto il locale di redazione quale sede del convito". Testo tratto da: AUGUSTO MAJANI, Ricordi fra due secoli, Milano, Academia, 1950

 

 

 

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