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Maestosi esemplari per piccole delizie: le castagne, il pane dei boschi d'Abruzzo

Il possente castagno, ha nutrito, come una madre, i figli delle montagne Abruzzo, per generazioni.

Definito da Senofonte "albero del pane", perché le castagne ricche di amidi e carboidrati, erano una risorsa per le popolazioni in tempi di carestia. Consumate bollite, arrostite, o ridotte in farina, erano base della polenta in assenza di grano e di mais.

Risalente a 60 milioni di anni fa, il suo nome deriva da "Kastanis", città dell'Asia Minore ricca di castagneti. Fu diffuso in Europa dai Romani che dedicarono il suo frutto a Giove e fu poi Matilde di Canossa che ne promosse la maggiore diffusione in Italia tramite i benedettini, tanto che spesso interi villaggi sorgevano attorno ad aree predisposte alla loro coltivazione.

Le montagne abruzzesi sono ricche di castagneti che si trovano nei pressi dei comuni di Valle Castellana, Crognaleto, Valle Roveto, Cagnano Amiterno, Montereale, Ocre, Sante Marie, Carsoli,Tagliacozzo. In località Morrice (Valle Castellana), si trova uno dei castagni più grandi d'Italia: "il Piantone di Nardò" (u Piandon de Nardò), un maestoso ed imponente esemplare, di 17 metri di circonferenza, la cui età è stata stimata intorno ai 500 anni. Piccoli castagneti si possono trovare anche in provincia di Pescara, nel Piano delle Castagne, frazione di Roccamorice.

Oggi le foreste di castagno, riconosciute habitat naturale di interesse comunitario, rappresentano un potente attrattore turistico, scenario di rievocazioni e feste popolari, mete di sportivi o semplici "passeggiatori" appassionati delle incantevoli architetture naturali del sottobosco dove vivono orchidee, anemoni, felci, muschi, fragole, more, porcini e tante altre specie di funghi. A Sante Marie in provincia dell'Aquila va in scena ogni anno la Cicloturistica della Castagna con tre percorsi a disposizione che partendo da Sante Marie si addentrano nella Valle Macina, nei Castagneti di Castel Vecchio e percorrono antiche strade di epoca preromana.

Le castagne rappresentano la "virtù" e la "castità", ma anche la provvidenza. Nella Val Roveto le nonne incantano ancora i bambini con le storie delle "pantasime", vecchie streghe nascoste nei castagneti dove gli impavidi si avventuravano in cerca dei "tesori nascosti" dei briganti. Un tempo in Valle Roveto le castagne riempivano  le calze della befana insieme alla frutta secca. In alcune località della valle, fino a mezzo secolo fa, nei matrimoni, invece che i confetti, cosa considerata ancora da ricchi, si lanciavano e distribuivano noci, mandorle e soprattutto castagne.

Le castagne abruzzesi sono divenute sempre più un prodotto "di nicchia", protagoniste di sagre ed eventi. Tra le eccellenze d'Abruzzo  la castagna "Roscetta" I.G.P., dal colore rossastro, della Valle Roveto è caratterizzata dalla particolare dolcezza del sapore. La sua raccolta, rimasta inalterata nel corso degli anni, comincia in settembre con le operazioni di pulitura del bosco e a metà ottobre si effettua a mano in maniera tradizionale, raccogliendo i frutti nei cesti. Le castagne vengono conservate seguendo un trattamento particolare tramandato di generazione in generazione. Possono anche essere abbrustolite (cosiddette “infornatelle”) e conservate per tutto l’inverno. I castagneti della Valle Roveto (Aq) si estendono alla destra del fiume Liri, lungo tutta la valle, e sono localizzati principalmente nei territori dei comuni di Canistro, Capistrello, Morino, Civitella Roveto, Civita d’Antino e Balsorano.Numerosi sono gli esemplari con diametro superiore ai due metri e altezze rilevanti (30/35 metri) che sicuramente superano i 200 anni. La storia, la cultura, l’economia, il paesaggio della valle sono strettamente legati al castagno. E' difficile stabilire quando sia iniziata la coltivazione del castagno in questa zona. Esistono documenti che attestano la presenza del castagno nella valle già dalla metà del ’600 come il saggio in cui il Febonio indica le castagne tra i prodotti che le donne rovetane portavano ai mercati romani dentro i famosi “canistri” (cesti realizzati con giunchi di vimini che costituivano la principale attività degli abitanti di Canistro). L’esistenza lungo l’alta e la media valle del Liri di folte selve, popolate anche da castagni, è testimoniata da alcune iscrizioni rinvenute nel territorio di Antinum (oggi Civita d’Antino), comune della Valle Roveto, antico municipio romano da cui dipendevano tutti i comuni dell’alta Valle Roveto. Inoltre, sulla base delle statistiche murattiane, pubblicate nel 1811 nel capitolo “sussistenza della popolazione”, nell’alta Valle Roveto si rileva che erano abbondanti i raccolti di castagne, che costituivano spesso l’unico cibo della popolazione, accanto alle ghiandaie e ai semi di faggio. Sono utilizzate per dolci, marmellate e minestre, ma soprattutto come caldarroste, le “caciole” in dialetto, cotte sulla brace. Sono dette infornatelle, se cucinate nella stufa o remonne, se cotte in acqua, con un foglia di alloro e sbucciate fresche (da "remonnare" che in dialetto indica lo "sbucciare"). Nel piccolo borgo di  Senarica di Crognaleto il famoso Marrone di Senarica “Lu ‘Nzite”, è squisito protagonista ogni anno della Festa della Castagna, un appuntamento non solo enogastronomico per scoprire  la natura prorompente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Nel famoso "Castagneto di Senarica" sono presenti numerosi alberi vetusti con un diametro di oltre 3 m. Protagonista della Festa della Castagna di Leofara è  il Marrone di Valle Castellana che segue metodi di coltivazione esclusivamente “biologici”, tradizionalmente assaporato dopo la cottura sulla brace, accompagnato dal vino novello, utilizzato anche come farina per l'impasto di dolci o pasta casalinga, per secondi piatti a base di carne e zuppe di legumi spesso accompagnate da funghi, per le marmellate o conservato dopo la glassatura per essere utilizzato come dessert. La cura dei castagneti e la raccolta dei loro frutti è una pratica di cui si ha testimonianza in zona sin dal XIII secolo. La formazione delle “ricciaie” e la “curatura” delle castagne sono pratiche utilizzate fin da allora per prolungare nel tempo la conservazione del prodotto, che era alla base dell’alimentazione popolare. 

L.Toppeta 06-10-2020