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guerriero di capestrano

Necropoli di Aufinum - Capestrano (Aq)

Dal sito archeologico di Capestrano proviene il simbolo dell'Abruzzo e della sua identità, il celebre guerriero, conservato presso il Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo a Chieti. 

Sotto il villaggio moderno, presso le sorgenti del Tirino, è stata scoperta una vastissima necropoli arcaica, la più famosa del territorio vestino , pertinente ad un vicino abitato, la quale prolunga la sua vita fino all'età imperiale.

L' importanza storico-archeologica dell'area compresa tra Capestrano, Capodacqua e Ofena sono di eccezionale interesse non solo per la quantità e la qualità di materiali rinvenuti nel passato, ma soprattutto per la più che notevole continuità di vita che essa presenta, vantando  insediamenti dal neolitico almeno fino al periodo tardoantico riferita ad un unico centro di notevole entità, da identificare con l'antica Aufinum con tre fasi archeologiche riconoscibili

  • il VI-V sec. a.C., documentato dalla ricca necropoli del Guerriero di Capestrano;
  • il IV-III sec. a.C., attestato dalle tombe con ceramica a vernice nera (materiale rinvenuto anche all'interno dell'abitato)
  • il periodo che va dal I sec. a.C. a tutta l'età imperiale, testimoniato dal materiale epigrafico (fino al II sec. d.C.) e da quello ceramico.

l Guerriero di Capestrano è venuto casualmente alla luce nell'estate del 1934 al di sotto di un vigneto, vicino alla superstrada del Tirino, a valle del paese da cui prende il nome. Nella campagna di scavo, condotta tra il settembre e il dicembre dello stesso anno, vennero alla luce l'elmo, oggi mancante, il noto "Torsetto muliebre" rinvenuto sotto l'elmo ed una trentina di tombe,  le più antiche al V-IV sec. a.C., età del ferro.

La statua fu scolpita dallo scultore Aninis. Il personaggio raffigurato, Nevio Pompuledio è un uomo armato di spada, coltello, coppia di lance e disco-corazza, riferibile al VI sec. a.C. L'iscrizione sul pilastro della statua ci racconta come Nevio Pompuledio fosse uno degli ultimi re che governavano i popoli dell'Abruzzo. Infatti agli inizi del V sec. a.C. il sistema monarchico e viene sostituito dal regime repubblicano con cariche elettive. La scultura è stata ricavata da un unico blocco di pietra ed è alta cm. 253 con la base, 209 senza di questa e 171 senza l'elmo. Come si nota, sono gli 82 cm. aggiunti in altezza e l'ampiezza delle spalle, cm. 135, a conferire un'imponenza fuori del comune ad un'opera realistica e fantastica nello stesso tempo.

Il copricapo ha un'incredibile ampiezza, i  lineamenti del volto, stilizzati per alcuni, maschera protettiva o funeraria per altri. La fascetta che gira intorno al collo, riassume sia una funzione ornamentale che una protettiva. Ma il guerriero affida tutte le principali possibilità difensive del suo corpo ad una coppia di dischi,  posti, davanti e di dietro, all'altezza del cuore. L'addome è protetto da da una piastra sagomata. Un sistema di fasce e cinghie sorregge il tutto. La vita è circondata da un'ampia cintura divisa in cinque strisce. Le armi sono costituite da: una lunga spada con impugnatura decorata da figure umane scolpite, con l'elsa a crociera e una guaina con la figura di una coppia di quadrupedi; un coltello sovrapposto alla spada; un'ascia che, a causa del suo manico assai lungo, fa pensare ad uno scettro. I piedi sono coperti da calzari. Ancora oggi la traduzione dell’epigrafe desta grande interesse da parte degli studiosi di tutto il mondo che, spesso in contrasto tra loro, a vario titolo hanno fornito le proprie interpretazioni.

L’opera è conservata, dal 1959, a Chieti nel Museo Archeologico Nazionale, nella nuova sala permanente creata appositamente dallo scultore Mimmo Paladino per ospitare la scultura.

L.T. 23-12-2020

42.2816901, 13.7719028