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Nereto

Dove si trova: Nereto è una fiorente cittadina situata a 163 mt. slm. Sorge su una collinetta al centro della Val Vibrata, a circa 10 km dal Mare Adriatico, lungo la statale 259 per Ascoli Piceno e con i suoi 7 Kmq è uno dei più piccoli comuni d’Italia. 

Perchè visitarlo: Il paese vanta origini antichissime, attestate da reperti del periodo neolitico e recentemente scoperti in contrada Crocetta, in particolare i resti di un'abitazione neolitica, indicata come "capanna di Paialonga". Incerte e leggendarie sono le origini del paese attuale, che secondo alcuni potrebbero risalire a uno stanziamento di Naretani, popolo proveniente dalla Dalmazia, da cui deriverebbe il nome. Nereto, posto al centro della Val Vibrata, presenta alcuni interessanti monumenti.

Cosa vedere: 

  • Chiesa del Suffragio, l'edificio religioso si eleva nella centrale piazza Cavour, modificata negli ultimi anni con l'aggiunta di una fontana;
  • Chiesa Madre , in cui si svolgono di solito le più importanti funzioni religiose, ampliata nell'Ottocento, restaurata nel Novecento, si presenta in stile neoclassico con un bel campanile in cotto di epoca tardo rinascimentale;
  • Chiesa di San Martino, dedicata al patrono di Nereto. È aperta solo in poche occasioni tra le quali la festa del santo. Menzionata già nel XII secolo, restaurata di recente, patisce però gli interventi del Settecento e dell'Ottocento;
  • Chiesa di San Rocco, intitolata al protettore della peste, è stata edificata nel Seicento fuori dalle mura del paese, quale simbolico baluardo al morbo, e per permetterne all'epoca la fruizione ai malati di peste;
  • La Fontana Vecchia, fulcro del paese nei tempi passati, si trova contigua al vecchio quartiere rinascimentale abbattuto nel dopoguerra. 

Cosa mangiare: Tacchino alla neretese, specialità e ricetta gastronomica tradizionale di Nereto che si tramanda da antiche generazioni. Il tacchino alla neretese, va servito caldo con il proprio olio di cottura in quanto lascia un sapore sapido e delicato allo stesso tempo. La tradizione locale, vuole che il tacchino venga maggiormente consumato come periodo ottimale il giorno di San Martino (11 novembre) in concomitanza dell’apertura delle botti per innaffiare attraverso il variegato bouquet il prezioso volatile. Capra alla neretese, un prelibato secondo di carne legato per millenni alla pratica della pastorizia nella zona di Nereto. 

www.comune.nereto.te.it

(AMM-15/01/2020)

Di Io - Fotocamera Digitale, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=19207108

 

 

Provincia: Teramo

CAP: 64015

Prefisso: 0861

Altitudine: 163

POSIZIONE GEOGRAFICA

42.8165276, 13.8135004

Prossimi Eventi

A Nereto (Teramo), m.163 s.l.m., la Chiesa di S.Martino di Tours, Patrono del paese, si trova un po’ ai margini del centro abitato. La sua costruzione, effettuata da monaci benedettini al servizio dell’allora Borgo Galliano (S.Martino ad Gaglianum o ad Galignanum), che costituiva l’insediamento abitativo antecedente alla fondazione di Nereto, risale alla prima metà del XII secolo.

La Chiesa della Madonna della Consolazione è l’edificio religioso più importante di Nereto, il piccolo comune in provincia di Teramo nella Val Vibrata.L’edificio sorge al posto dell’omonima chiesa originaria, ma più grande inglobandone una dedicata a San Giovanni.

Adiacente la Chiesa della Madonna delle Grazie, il museo espone quanto è stato gelosamente custodito nei secoli dai Toranesi. Il museo intende promuovere e recuperare valori intramontabili: la fede, le isituzioni, la cultura, l'arte e le tradizioni.

Il Museo della Civiltà Contadina in Val Vibrata, ubicato nella Frazione di San Giuseppe Lavoratore di Controguerra, in una tipica struttura rurale, è sorto nel 1982 per iniziativa di un'Associazione di appassionati e di studiosi di cultura e tradizioni popolari e con 1a collaborazione del Centro Servizi Culturali di Nereto (TE).

Garrufo originariamente castrum Rufi, si sviluppò come villaggio romano nel periodo che va dal 268 a.C. al 476 a.C. La sua floridezza era dovuta principalmente alla presenza della comodissima Salaria o Metella che partendo da Roma arrivava a Vallorina attraversando Cittareale, Bosco Maltese, la Montagna di Campli e dei Fiori, Ripa di Civitella, Faraone ed infine Garrufo.