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"Radici Vestine" ... il Montepulciano d'Abruzzo verso la quarta DOCG

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Rosso rubino intenso con sfumature violacee, tendente al granato con l'invecchiamento, dal profumo di frutti rossi maturi e spezie, intenso ed etereo, secco, pieno, robusto, armonico, vellutato...

Tante le preziose qualità del Montepulciano d'Abruzzo apprezzato in tutto il mondo.

Domenica 13 Febbraio a Pescara, inizia "Radici Vestine", un viaggio per il riconoscimento della DOCG per il Montepulciano d'Abruzzo prodotto nella sottozona “Terre dei Vestini”, la quarta dopo quelle ottenute da Terre di Casauria, Colline teramane  e Tullum. L'evento si svolgerà all' Imago Museum, prestigioso polo culturale tra i più importanti realizzati negli ultimi anni dalla Fondazione Pescarabruzzo, inaugurato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella martedì 28 settembre 2021.

L'incontro sarà un appuntamento fisso nel corso degli anni che si arricchirà  delle esperienze di altri virtuosi territori del vino italiano che quest'anno ospita i protagonisti della straordinaria zona delle Langhe per gli "Gli Innesti di Cultura e Territorio" 

Dalle ore 10.30 si parlerà della "Vocazione Vitinicola del Territorio dei Vestini" insieme ad importanti personaggi politici e del mondo del vino abruzzese. 

Indossando un vestito rosso rubino intenso con riflessi violacei tendenti al granato con l’invecchiamento, questo “gigante enoico “ si caratterizza per tannini fitti, morbidi, mai troppo aggressivi, liberando sentori di ciliegia, marasca, frutti rossi e prugna, con un finale pieno, forza estrattiva, buon tenore alcolico e un’acidità ben integrata al corpo.

Da giovane è ottimo in abbinamento con filetti anche accompagnati da salse o confetture di mora o lamponi, con un arrosto di maiale servito con prugne e purè di mele. Cacciagione, brasati, preparazioni di funghi o tartufo, carni caratterizzate da aromi selvatici e speziati si amalgamano bene con un  Montepulciano invecchiato dove la permanenza in botte veicola un armonico scambio tra il vino e l’esterno creando un’anima vanillata, speziata, con profumi di cioccolato, caffè, liquirizia, pepe nero, tabacco e cuoio quasi a riecheggiare l’arte degli antichi artigiani della nostra terra.  

Robustezza, complessità, versatilità, anima “montanara”, permettono di evidenziare gli abbinamenti territoriali laddove, figlie di una ormai stanca transumanza, sulla rotta dei tratturi, le specialità enogastronomiche sono frutto di un tradizionale passato agroalimentare.  Carne bovina, ma soprattutto ovina, agnello, castrato e pecora da gustare alla brace, al forno, stufata con erbe aromatiche “alla callara”, sotto forma di arrosticini o di una salamella, famoso salame di pecora affumicato al ginepro, ciliegio selvatico e quercia. Sapori e profumi tipici che mostrano l’autenticità di una terra.

Le innumerevoli caratteristiche del Montepulciano esaltano al meglio anche i primi piatti: tagliatelle al ragù, lasagne abruzzesi, chitarrine alla teramana con polpettine di carne, paste fresche in genere per cui l’Abruzzo è famoso. Le prelibatezze della costa, pesce fresco, brodetto alla vastese, si abbinano sapientemente ad un calice di Montepulciano giovane o ad un Cerasuolo d’Abruzzo, vino ottenuto dalle medesime uve montepulciano, con una macerazione breve, il cui nome da cerasa, richiama lo spiccato sentore di ciliegia trionfando in bocca con una freschezza unica. Ottimo anche con i salumi e i formaggi  da sempre presenti nella tradizione abruzzese come le scamorze appassite, i caciocavalli, i pecorini di varia stagionatura.

(*)La zona di produzione della sottozona "Terre Vestine" comprende la fascia collinare litoranea e quella della collina interna della provincia di Pescara delimitata ad est dal mare adriatico ed a nord-ovest dal massiccio del Gran Sasso. Le formazioni collinari interessate dalla coltivazione della vite e dell’olivo, costituite da depositi plio-pleistocenici che hanno riempito il bacino periadriatico mediante un ciclo sedimentario marino svoltosi tra la fine del Terziario e l’inizio del Quaternario, fiancheggiano la pianura alluvionale di natura arenaceo-argillosa formata dal fiume Pescara.

Queste colline danno luogo ad un paesaggio ondulato, con ampi dossi quasi pianeggianti e versanti poco acclivi e rotondeggianti.  Le notizie storiche sulla presenza della vite e del vino nell’area delimitata, come testimoniano diversi autori di differenti epoche, è legata soprattutto all’instancabile opera dei padri benedettini presenti nelle diverse abbazie sorte sul territorio dell’attuale provincia di Pescara quali quella di S. 23 Clemente a Casauria dell’871, quella di Santa Maria di Casanova del 1191 (Villa Celiera) e quella di Santa Maria d’Arabona del 1209 (Manoppello).

Protagonisti dell'avventura che promette l'ambito riconoscimento entro il 2024 i vigneti di Cappelle sul Tavo, Catignano, Cepagatti, Città Sant’Angelo, Civitaquana, Civitella Casanova, Collecorvino, Elice, Farindola, Loreto Aprutino, Montebello di Bertona, Montesilvano, Moscufo, Nocciano, Penne, Pescara, Pianella, Picciano, Rosciano, Spoltore, Vicoli situati su terreni vocati alla qualità, ubicati in zone collinari la cui altitudine non è superiore ai 500 metri s.l.m. ed eccezionalmente ai 600 metri per quelli esposti a mezzogiorno.

Le prime notizie sull’uso del toponimo “Terre dei Vestini” risalgono addirittura al VI secolo A.C. nel corso del quale la storia delle popolazioni italiche fu caratterizzata da una serie concatenata di migrazioni dovute alla pressione esercitata da popoli conquistatori o in espansione.

Come afferma Luigi Pareti nella “Storia di Roma e del mondo romano” l’avanzata degli Umbri fu determinante per lo spostamento e la formazione di nuovi popoli nell’Italia Centrale. I Sanniti, di stirpe osca, furono i capostipite di molte popolazioni fra cui i Vestini, il cui nome pare abbia origine dalla dea Vesta (attualmente esiste una frazione del comune di Civitella Casanova chiamata Vestea), che giungevano al mare tra il fiume Aterno-Pescara e il Matrimo (Torrente Piomba), avevano al nord il monte Fiscella (ossia il Gran Sasso), mentre al sud giungevano (a tramontana del lago Fucino), fino agli attuali monti Velino e Sirente, comprendendo città notevoli come Pinna (attuale Penne), Ancia Vestina (attuale S. Demetrio dei Vestini in provincia de L’Aquila) e Aufinum (attuale Ofena in provincia de L’Aquila).

Facendo un salto di parecchi secoli, come afferma Franco Cercone in uno dei suoi numerosi scritti “dobbiamo sicuramente alle famiglie dei Mezzana e dei Tabassi, alla fine del 1700, l’ampliamento dell’area di coltivazione del vitigno Montepulciano poiché queste, benché proprietarie di vasti possedimenti in Sulmona e nei centri limitrofi, indirizzarono le proprie mire sui fertili territori posti oltre le Gole di Popoli e lungo la Valle Pescara”. In quest’area vengono infatti a formarsi ricchi feudi, per lo più in tenimento di Torre dei Passeri, Tocco da Casauria e Musellaro.

E’ da ritenersi che le condizioni climatiche e le caratteristiche geologiche dell’alta Val Pescara, particolarmente favorevoli alla viticoltura, siano alla base delle motivazioni che indussero esponenti della nobiltà sulmonese ad espandere i loro possedimenti in quest’area ed è probabile che diversi vitigni, tra cui il Montepulciano, siano stati trapiantati dai Mezzana a Torre dei Passeri e da qui, il “vitigno portabandiera dell’Abruzzo”, sia migrato agli inizi del 1900 verso il chietino, la costa pescarese ed il teramano. Da quanto detto si evince che la presenza del vitigno Montepulciano nell’area vestina risale ormai ad oltre un secolo ed in questa zona esso ha potuto esprimere tutte le sue potenzialità, evidenziando peculiari caratteristiche legate sia agli aspetti olfattivi che gustativi.

Esso costituisce oggi la base del vino abruzzese più importante ed apprezzato, simbolo enoico di un’intera regione, il “Montepulciano d’Abruzzo” DOC, riconosciuto nel 1968, il cui disciplinare è stato negli anni oggetto di alcune modifiche volte alla qualificazione del prodotto ed alla identificazione territoriale mediante la individuazione di specifiche sottozone quali quella delle “Terre dei Vestini”. Oltre ai fattori storici e pedo-climatici, molto importante è anche l’incidenza dei fattori umani poiché, attraverso la definizione ed il miglioramento di alcune pratiche viticole ed enologiche, che fanno parte integrante e sostanziale del disciplinare di produzione, si riescono ad ottenere prodotti dalle spiccate caratteristiche e tipicità.

Il vino Montepulciano d’Abruzzo sottozona “Terre dei Vestini” deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti che nell'ambito aziendale risultano composti dal vitigno Montepulciano almeno al 90%. Possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca nera non aromatici, idonei alla coltivazione nella regione Abruzzo, fino ad un massimo del 10%. - La forma di allevamento usata nella zona è la pergola abruzzese. Le pratiche relative all’elaborazione dei vini: sono quelle tradizionali ed ormai consolidate per i vini rossi tranquilli, adeguatamente differenziate a seconda della destinazione finale del prodotto. 

La secolare presenza ed il particolare equilibro che il vitigno Montepulciano ha trovato nella regione Abruzzo, portano a considerare detto vitigno una “varietà autoctona” abruzzese, le cui peculiarità si estrinsecano appieno nel vino DOC “Montepulciano d’Abruzzo” che nella sottozona “Terre dei Vestini” trova una delle espressioni più interessanti.

La denominazione comprende due tipologie di vino rosso, il base ed il riserva, che dal punto di vista analitico ed organolettico esprimono caratteri propri, specifici, descritti in maniera sintetica e non esaustiva nell’art.6 del presente disciplinare. In particolare i vini presentano un colore rosso rubino intenso, con lievi sfumature violacee, colore che tende al granato con l’invecchiamento; l’odore tipico nei vini giovani è quello dei frutti rossi (ciliegia, mora) mentre nei vini invecchiati si percepiscono sentori di confetture e spezie (pepe, tabacco, liquirizia); il sapore è secco, giustamente tannico, vellutato ed armonico. L’area geografica interessata è caratterizzata da condizioni climatiche strettamente legate alla presenza del mare Adriatico da un lato ed al massiccio montuoso del Gran Sasso d’altra, che determinando un clima di tipo temperato con notevoli escursioni termiche tra giorno e notte.

Queste particolari condizioni climatiche, associate alla conformazione del territorio caratterizzato da colline ampie ed assolate, oltre che alla buona ventilazione che si genera (brezze), creano le condizioni ottimali per l’accumulo di sostanze aromatiche nei grappoli, ovvero influenzano in maniera piuttosto significativa le caratteristiche del vitigno Montepulciano, base essenziale se non esclusiva dell’omonimo vino prodotto da oltre due secoli in Abruzzo. I fattori climatici unitamente a quelli umani, legati da un lato alla tradizione e dall’altro ad una forte innovazione, sono determinanti per la produzione di uve di straordinaria qualità che danno origine a vini dai profumi intensi e caratterizzati.

Il vino Montepulciano d'Abruzzo sottozona “Terre dei Vestini” è  sottoposto a un periodo di invecchiamento obbligatorio non inferiore a diciotto mesi di cui almeno nove in recipienti di legno e non inferiore a ventiquattro mesi per la menzione "riserva" e sottoposto ad un periodo di affinamento in bottiglia di vetro con il tappo di sughero naturale raso bocca quando si presenterà agli estimatori con un colore rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee, tendente al granato con l'invecchiamento; - odore: profumi di frutti rossi maturi, vegetale secco, spezie, intenso ed etereo, sapore: secco, pieno, robusto, armonico, vellutato (*)

L. Toppeta 03-02-2022

(*) tratto da Disciplinare di produzione Montepulciano d'Abruzzo